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domenica 8 marzo 2015

The Interview. O Come la Corea del Nord ci Sta Abbindolando Tutti.

La cosa divertente è che le prime recensioni della pellicola sono state piuttosto tiepide, non solo da parte dei critici, ma anche dal pubblico dei test di prescreening. Ora, dopo la controversia con la Sony, la gente l'accoglie come la più grande commedia della nostra generazione. Ha persino portato al risorgere di quelle stupide memes NORD COREA MIGLIORE COREA. Questo resta comunque un fastidio minore. Quello che invece mi fa infuriare, è che nel ridicolizzare la Corea del nord, si va a rinforzare la propaganda statista del DPRK (Democratic People's Republic of Korea). Se pensate che il governo della Corea del Nord sia stupido o se li immaginate come dei cattivoni da cartone animato incapaci di mordere, allora sappiate che siete già stati belli che indottrinati.

Senza dilungarsi troppo sulla mia vita privata, ho di fatto stretti legami con persone profondamente coinvolte negli avvenimenti della Corea del nord. Ho stretto amicizia con disertori del DPRK e con persone che hanno dedicato la loro vita a smantellare il regime dei Kim. La Corea del nord è l'unico stato di polizia orwelliano esistente al mondo, ed è tale da quasi 70 anni. Altre nazioni hanno tentato di mantenere un governo simile ed hanno fallito: l'USSR è crollata, l'Italia fascista è caduta, la Germania nazista è stata sconfitta, Gaddafi è stato rimosso ed eliminato. Il DPRK tuttavia perdura. La gente non si ribella, altre nazioni non tentano l'invasione e anzi la comunità internazionale gli concede ancora agevolazioni fiscali, nonostante continuino a portare avanti il loro programma nucleare. Governi idioti non sono in grado di abbindolare 24,9 milioni di persone e di forzare paesi assai più potenti di loro a stringere accordi.

Una delle principali ragioni per cui la Corea del nord perdura, è che si è attentamente costruita il volto che vuole mostrare al mondo. Cose terrificanti stanno accadendo là in questo momento. Alcuni dei miei amici sono stati spediti in campi di concentramento per minori, dove i bambini vengono picchiati e violentati dalle guardie. Campi dove ai bambini vengono tagliati i piedi per aver tentato la fuga. Amici che vedevano un cadavere fresco nella strada ogni giorno al ritorno dalla scuola, qualcuno lasciato morire di fame sul marciapiede a causa della Grande Carestia. Amici costretti a mangiare corteccia per sopravvivere, amici che hanno assistito a scene di cannibalismo. C'è così tanta informazione in giro sulle atrocità commesse dalla Corea del nord, ma la comunità internazionale non riceve pressioni da nessuno dei suoi costituenti, perché si faccia qualcosa e questo perché tutti vedono la Corea del nord come uno scherzo.

Tutto ciò è una mossa coscienziosamente e attentamente calcolata dal governo del DPRK. Loro sanno benissimo quanto le loro minacce suonino ridicole e senza fondamento. Quelle dichiarazioni non sono altro che propaganda da rifilare all'occidente. B.R. Myers, uno dei più eminenti studiosi della Corea del Nord, ha sottolineato come il PDRK ha veramente poco a che fare con il socialismo o il comunismo. Infatti, se si legge la costituzione della Corea del Nord, il socialismo e il comunismo non vengono menzionati neanche una volta, gli articoli presenti sono invece fortemente allineati coi principi del confucianesimo. La stessa cosa vale per la politica estera, che sembra venuta fuori dall'Arte della Guerra. Per citare Sun Tzu: "If your enemy is secure at all points, be prepared for him. If he is in superior strength, evade him. If your opponent is temperamental, seek to irritate him. Pretend to be weak, that he may grow arrogant. If he is taking his ease, give him no rest. If his forces are united, separate them. If sovereign and subject are in accord, put division between them. Attack him where he is unprepared, appear where you are not expected." E questo è esattamente ciò che la Corea del Nord fa. Loro sanno di non avere alcuna possibilità di far fronte ad un'invasione militare da parte di una potenza occidentale, ma allo stesso tempo, non possono rischiare una politica di contatto diretto, perché comprometterebbe la propaganda interna che rifilano ai loro cittadini. Pertanto lanciano minacce assurde che non potrebbero mai realizzare, si infuriano per i film satirici, recitano il ruolo del piccolo uomo con un enorme complesso di inferiorità e la comunità internazionale reagisce di conseguenza. Le impronunciabili atrocità che la Corea del Nord commette contro la sua popolazione, vengono oscurate da un pubblico globale che percepisce il DPRK come un cattivo dei fumetti. Quando però la Corea del Nord fa qualcosa di legittimamente pericoloso, come i test missilistici svolti in acque giapponesi in cui si sparava contro dei sottomarini, lo fa senza alcun avviso, provocazione o vanteria. Niente è trapelato dall'attacco del RKS Cheonan, perché non c'era alcuna prova che lo ricollegasse al DPRK. Pensate che un governo incapace sarebbe in grado di portare a termine una mossa del genere? Questo è il modo in cui controllano la propria immagine. Come rendono ben chiaro che possono essere pericolosi quando vogliono essere presi sul serio, ma quando vogliono scrollarsi di dosso la pressione internazionale, cominciano a parlare come Dart Fener e le risate e le prese in giro che ne seguono, giocano a loro favore. Sapevate che la Corea del Nord è pesantemente coinvolta nella criminalità organizzata? Probabilmente no e mai li sentirete vantarsi di questo fatto, nonostante le loro organizzazioni siano una potente minaccia in grado di arrecare danni oltreoceano. Vogliono distogliere l'attenzione della gente da cose come la così detta Room 39, un'associazione criminale multimiliardaria di cui abbiamo pochissime informazioni.


La gente fatica ad accettare che il DPRK sia in grado di gestire operazioni di tale portata, per via della falsa credenza che i suoi dirigenti siano delle teste di rapa. Guardate qual'è stata la reazione alle loro minacce riguardo The Interview. Il DPKR sa bene di non poter bombardare alcun cinema americano, ma hanno utilizzato le grandiose e sproporzionate minacce per farsi propaganda. E non è la prima volta che indottrinano l'occidente con vuote minacce. Qual'è stata la risposta alla Corea del Nord su ogni popolare social media? Nord Corea Migliore Corea! ROR! Siete ora banditi da r/pyongyang! Qualsiasi discussione sui campi di concentramento o sulla lesione dei diritti umani è stata completamente sommersa da stupide memes. Stupide memes che esistono solo perché la Corea del Nord si presenta come un malvagio impero uscito fuori da un libro di fantascienza e l'occidente se la beve.

La Corea del Nord è già associata a ridicole memes nelle mente dei giovani occidentali, ora sarà associata ad una commedia relativamente mediocre e minacce da gigioni, il che non farà altro che supportare la credenza che il DPKR sia una sorta di versione di Mordor o dell'Impero Galattico nella vita reale. Quando si parla del fatto che l'Impero Galattico ha sterminato trilioni di persone in Star Wars, non si prova nulla a livello emotivo perché si tratta di una finzione esagerata. A livello inconscio, è facile provare sentimenti ambivalenti verso millioni di persone che vengono torturate, violentate e fatte morire di fame ogni giorno, quando percepisci il potere che opprime alla stregua di una ridicola caricatura di Dart Fener. Kim Jong Un però non è l'imperatore Palpatine. Il partito dei lavoratori non è la congrega dei Sith Lords. Si tratta invece di persone in carne ed ossa, uomini e donne non diversi da noi, che torturano e imprigionano gente comune. Gente reale. Gente tra cui ci sono padri, figlie, zii e amici. Immaginate se la vostra famiglia vivesse in un paese dove il minimo passo falso è capace di farvi finire in un gulag assieme ai vostri bambini. Se avete delle figlie potete aspettarvi che vengano violentate dalle guardie. Potete aspettarvi che siano costrette ad abortire se il bambino dovesse essere di razza mista. Se avete parenti con bisogni speciali potete aspettarvi che vengano fucilati con l'accusa di inquinare il patrimonio genetico. Quando si fa un passo indietro e si comincia a deprogrammare la propria psiche dal condizionamento mediatico che la Corea del Nord ci ha propinato, non è più così semplice prendere il DPKR tanto alla leggera. Improvvisamente ciò che era ridicolo, assume connotazioni inquietanti. Perciò il fatto che il mondo si stia dando pacche sulle spalle per essere così spiritoso e irriverente nel prendere in giro la Corea del Nord, mi ha fatto infuriare. Ho visto più gente oltraggiata dalle minacce fatte alla Sony per aver finanziato questo film, che dal report rilasciato dalle Nazioni Unite sui campi di concentramento in Corea del Nord.

Se il mondo fosse in grado di vedere la Corea del Nord come una delle più brutali dittature contemporanee, non sarebbe così difficile convincere le persone ad interessarsi al problema. Il vero modo di mettere i bastoni tra le ruote al DPKR sarebbe di organizzare donazioni di massa ad organizzazioni nonprofit dedicate a porre fine al suo dominio, rendere noto in maniera virale il loro abuso dei diritti umani e dare il via ad un movimento online che costringa i leaders mondiali a rompre il regime dei Kim. Questo è ciò che metterebbe davvero paura al DPRK.

martedì 6 agosto 2013

Tante belle Proclamazioni...

-Chi vuole vivere in un mondo migliore e più armonioso?

-Chi è disposto ad abbandonare questo modello di consumismo sfrenato, per raggiungere l'obbiettivo?


lunedì 4 febbraio 2013

Il Mondo Conquistato


L'Occidente ha conquistato il mondo, non grazie alla superiorità delle sue idee, dei suoi valori o della sua religione, ma piuttosto grazie alla superiorità della sua capacità di mettere in pratica la violenza organizzata. Gli occidentali dimenticano spesso questo fatto, i non-occidentali non lo scordano mai.

- Samuel P. Huntington

lunedì 29 ottobre 2012

Joss Whedon e l'Apocalisse Zombie di Romney


OMG all the awards to this man!!
“Sapete, come molti americani liberali ero entusiasta quando Barack Obama ha vinto le elezioni. Ma ora c’è un mondo molto differente e Mitt Romney è un candidato molto diverso. Uno la cui visione e determinazione si fa spazio tra gli affari e la politica e che finalmente porta il suo paese verso un’apocalisse zombie. Romney è pronto ad effettuare degli tagli su sanità, istruzione, servizi sociali, diritti riproduttivi, che garantiranno povertà, disoccupazione, sovrappopolazione, malattie, rivolte, tutti elementi cruciali nella creazione di un mondo popolato dagli zombie.”
Per Whedon, Romney si preoccupa solo delle aziende, tanto che, in fin dei conti, a cosa servirà pensare ai soldi quando ci saranno gli zombie?
“Sarà il suo impegno verso i privilegi alle aziende che farà precipitare in picchiata quest’economia verso una reale insolvenza e nel caos, un tipo di caos che non puoi mettere a posto con il denaro. I soldi per gli zombie sono solo pezzi di carta. L’un per cento [della popolazione] non sarà composta da super ricchi ma dai più veloci, chiunque riesca a lottare, correre, realizzare esplosivi con oggetti di case, fare parkour… Vorrete stare con loro.”
L’attacco vero, però, arriva nel finale:
“Non voglio far finta di prevedere il futuro. Nessuno sa se saranno gli zombie super veloci di ‘28 giorni dopo’ o della vecchia scuola, ma saranno intorno a noi, e mangeranno cervelli. Non importa se sei un semplice uomo d’affari che prova a tenersi aperte delle opportunità, una mamma single così preoccupata per il benessere dei suoi ragazzi che li vuoi abbracciare, sapendo che sarà ovviamente morsa da loro, o un ex militare che è stato fuori troppo tempo per non capire tutte le incredibili opportunità che sto dando fino ad ucciderci tutti, dovete chiedervi ‘Sono pronto per la purezza ed il coraggio della visione apocalittica di Romney? Lui lo è, non ha paura di confrontarsi con un’orda avida di subumani, perchè lui già vede così i poveri. Andiamo incontro al futuro, smettiamo di preoccuparci l’un l’altro, prima o poi gli zombie verranno per noi.”

giovedì 18 ottobre 2012

Il Discorso di V

Buona sera, Londra.

Prima di tutto vi chiedo di scusarmi per questa interruzione. Come molti di voi io apprezzo il benessere della routine quotidiana, la sicurezza di ciò che è familiare, la tranquillità della ripetizione. Ne godo come chiunque altro. Ma nello spirito della commemorazione, affinché gli eventi importanti del passato, generalmente associati alla morte di qualcuno o al termine di una lotta atroce e cruenta vengano celebrati con una bella festa, ho pensato che avremmo potuto dare risalto a questo 5 novembre, un giorno ahimè sprofondato nell'oblio, sottraendo un po' di tempo alla vita quotidiana, per sederci e fare due chiacchiere.

Alcuni vorranno togliere la sicura, sospetto che in questo momento stiano strillando ordini al telefono e che presto arriveranno gli uomini armati. Perché? Perché, mentre il manganello può sostituire il dialogo, le parole non perderanno mai il loro potere; perché esse sono il mezzo per giungere al significato, e per coloro che vorranno ascoltare, all'affermazione della verità. E la verità è che c'è qualcosa di terribilmente marcio in questo paese.

Crudeltà e ingiustizia, intolleranza e oppressione. E lì dove una volta c'era la libertà di obiettare, di pensare, di parlare nel modo ritenuto più opportuno, lì ora avete censori e sistemi di sorveglianza, che vi costringono ad accondiscendere a ciò. Com'è accaduto? Di chi è la colpa? Sicuramente ci sono alcuni più responsabili di altri che dovranno rispondere di tutto ciò; ma ancora una volta, a dire la verità, se cercate un colpevole, non c'è che da guardarsi allo specchio.

Io so perché l'avete fatto. So che avevate paura. E chi non ne avrebbe avuta? Guerre, terrore, malattie. C'era una quantità enorme di problemi, una macchinazione diabolica atta a corrompere la vostra ragione e a privarvi del vostro buon senso. La paura si è impadronita di voi, ed il caos mentale ha fatto sì che vi rivolgeste all'attuale Alto Cancelliere, Adam Sutler. Vi ha promesso ordine e pace in cambio del vostro silenzioso, obbediente consenso. Ieri sera ho cercato di porre fine a questo silenzio. Ieri sera io ho distrutto il vecchio Bailey, per ricordare a questo paese quello che ha dimenticato. Più di quattrocento anni fa, un grande cittadino ha voluto imprimere per sempre nella nostra memoria il 5 novembre. La sua speranza, quella di ricordare al mondo che l'equità, la giustizia, la libertà sono più che parole: sono prospettive.

Quindi, se non avete visto niente, se i crimini di questo governo vi rimangono ignoti, vi consiglio di lasciar passare inosservato il 5 Novembre.

Ma se vedete ciò che vedo io, se la pensate come la penso io, e se siete alla ricerca come lo sono io, vi chiedo di mettervi al mio fianco, ad un anno da questa notte, fuori alle porte del Parlamento, e insieme offriremo loro un 5 Novembre che non verrà mai più dimenticato.

-V

martedì 16 ottobre 2012

L'indifferenza è il Peso Morto della Storia

Odio gli indifferenti.

Credo come Federico Hebbel che "vivere vuol dire essere partigiani". Non possono esistere i solamente uomini, gli estranei alla città. Chi vive veramente non può non essere cittadino, e parteggiare. Indifferenza è abulia, è parassitismo, è vigliaccheria, non è vita. Perciò odio gli indifferenti.

L'indifferenza è il peso morto della storia. E' la palla di piombo per il novatore, è la materia inerte in cui affogano spesso gli entusiasmi più splendenti, è la palude che recinge la vecchia città e la difende meglio delle mura più salde, meglio dei petti dei suoi guerrieri, perché inghiottisce nei suoi gorghi limosi gli assalitori, e li decima e li scora e qualche volta li fa desistere dall'impresa eroica.

L'indifferenza opera potentemente nella storia. Opera passivamente, ma opera. E' la fatalità; e ciò su cui non si può contare; è ciò che sconvolge i programmi, che rovescia i piani meglio costruiti; è la materia bruta che si ribella all'intelligenza e la strozza. Ciò che succede, il male che si abbatte su tutti, il possibile bene che un atto eroico (di valore universale) può generare, non è tanto dovuto all'iniziativa dei pochi che operano, quanto all'indifferenza, all'assenteismo dei molti. Ciò che avviene, non avviene tanto perché alcuni vogliono che avvenga, quanto perché la massa degli uomini abdica alla sua volontà, lascia fare, lascia aggruppare i nodi che poi solo la spada potrà tagliare, lascia promulgare le leggi che poi solo la rivolta farà abrogare, lascia salire al potere gli uomini che poi solo un ammutinamento potrà rovesciare. La fatalità che sembra dominare la storia non è altro appunto che apparenza illusoria di questa indifferenza, di questo assenteismo. Dei fatti maturano nell'ombra, poche mani, non sorvegliate da nessun controllo, tessono la tela della vita collettiva, e la massa ignora, perché non se ne preoccupa. I destini di un'epoca sono manipolati a seconda delle visioni ristrette, degli scopi immediati, delle ambizioni e passioni personali di piccoli gruppi attivi, e la massa degli uomini ignora, perché non se ne preoccupa. Ma i fatti che hanno maturato vengono a sfociare; ma la tela tessuta nell'ombra arriva a compimento: e allora sembra sia la fatalità a travolgere tutto e tutti, sembra che la storia non sia che un enorme fenomeno naturale, un'eruzione, un terremoto, del quale rimangono vittima tutti, chi ha voluto e chi non ha voluto, chi sapeva e chi non sapeva, chi era stato attivo e chi indifferente. E questo ultimo si irrita, vorrebbe sottrarsi alle conseguenze, vorrebbe apparisse chiaro che egli non ha voluto, che egli non è responsabile. Alcuni piagnucolano pietosamente, altri bestemmiano oscenamente, ma nessuno o pochi si domandano: se avessi anch'io fatto il mio dovere, se avessi cercato di far valere la mia volontà, il mio consiglio, sarebbe successo ciò che è successo? Ma nessuno o pochi si fanno una colpa della loro indifferenza, del loro scetticismo, del non aver dato il loro braccio e la loro attività a quei gruppi di cittadini che, appunto per evitare quel tal male, combattevano, di procurare quel tal bene si proponevano.

I più di costoro, invece, ad avvenimenti compiuti, preferiscono parlare di fallimenti ideali, di programmi definitivamente crollati e di altre simili piacevolezze. Ricominciano così la loro assenza da ogni responsabilità. E non già che non vedano chiaro nelle cose, e che qualche volta non siano capaci di prospettare bellissime soluzioni dei problemi più urgenti, o di quelli che, pur richiedendo ampia preparazione e tempo, sono tuttavia altrettanto urgenti. Ma queste soluzioni rimangono bellissimamente infeconde, ma questo contributo alla vita collettiva non è animato da alcuna luce morale; è prodotto di curiosità intellettuale, non di pungente senso di una responsabilità storica che vuole tutti attivi nella vita, che non ammette agnosticismi e indifferenze di nessun genere.

Odio gli indifferenti anche per ciò che mi dà noia il loro piagnisteo di eterni innocenti. Domando conto ad ognuno di essi del come ha svolto il compito che la vita gli ha posto e gli pone quotidianamente, di ciò che ha fatto e specialmente di ciò che non ha fatto. E sento di poter essere inesorabile, di non dover sprecare la mia pietà, di non dover spartire con loro le mie lacrime. Sono partigiano, vivo, sento nelle coscienze virili della mia parte già pulsare l'attività della città futura che la mia parte sta costruendo. E in essa la catena sociale non pesa su pochi, in essa ogni cosa che succede non è dovuta al caso, alla fatalità, ma è intelligente opera dei cittadini. Non c'è in essa nessuno che stia alla finestra a guardare mentre i pochi si sacrificano, si svenano nel sacrifizio; e colui che sta alla finestra, in agguato, voglia usufruire del poco bene che l'attività di pochi procura e sfoghi la sua delusione vituperando il sacrificato, lo svenato perché non è riuscito nel suo intento.

Vivo, sono partigiano. Perciò odio chi non parteggia, odio gli indifferenti.

-Antonio Gramsci

lunedì 15 ottobre 2012

Ai Conservatori che si Oppongono all'Aborto

"‎Non credo che, soltanto perchè vi opponete all'aborto, questo vi renda pro-vita. Infatti, penso che in molti casi, la vostra moralità presenti gravi deficit, se tutto ciò che desiderate è un bambino venuto al mondo e non un bambino ben nutrito, che ha la possibilità di accedere ad un'istruzione e ad avere un tetto sopra la testa. Per quale motivo dovrei pensarlo? Semplice, perchè non volete che i soldi delle tasse finiscano lì. Questo non è essere pro-vita. E' essere pro-nascita. Dobbiamo tenere una conversazione molto più approfondita sulla moralità del vostro movimento per la vita."

-Sorella Joan Chittister, Suora Cattolica

sabato 13 ottobre 2012

Discorso di Pericle agli Ateniesi, 461 a.C.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Qui il nostro governo favorisce i molti invece dei pochi: e per questo viene chiamato democrazia.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Le leggi qui assicurano una giustizia eguale per tutti nelle loro dispute private, ma noi non ignoriamo mai i meriti dell’eccellenza. Quando un cittadino si distingue, allora esso sarà, a preferenza di altri, chiamato a servire lo Stato, ma non come un atto di privilegio, come una ricompensa al merito, e la povertà non costituisce un impedimento.

Qui ad Atene noi facciamo così.

La libertà di cui godiamo si estende anche alla vita quotidiana; noi non siamo sospettosi l’uno dell’altro e non infastidiamo mai il nostro prossimo se al nostro prossimo piace vivere a modo suo. Noi siamo liberi, liberi di vivere proprio come ci piace e tuttavia siamo sempre pronti a fronteggiare qualsiasi pericolo. Un cittadino ateniese non trascura i pubblici affari quando attende alle proprie faccende private, ma soprattutto non si occupa dei pubblici affari per risolvere le sue questioni private.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Ci è stato insegnato di rispettare i magistrati, e ci è stato insegnato anche di rispettare le leggi e di non dimenticare mai che dobbiamo proteggere coloro che ricevono offesa. E ci è stato anche insegnato di rispettare quelle leggi non scritte che risiedono nell’universale sentimento di ciò che è giusto e di ciò che è buon senso.

Qui ad Atene noi facciamo così.

Un uomo che non si interessa allo Stato noi non lo consideriamo innocuo, ma inutile; e benchè in pochi siano in grado di dare vita ad una politica, beh tutti qui ad Atene siamo in grado di giudicarla. Noi non consideriamo la discussione come un ostacolo sulla via della democrazia. Noi crediamo che la felicità sia il frutto della libertà, ma la libertà sia solo il frutto del valore. Insomma, io proclamo che Atene è la scuola dell’Ellade e che ogni ateniese cresce sviluppando in sé una felice versalità, la fiducia in se stesso, la prontezza a fronteggiare qualsiasi situazione ed è per questo che la nostra città è aperta al mondo e noi non cacciamo mai uno straniero.

Qui ad Atene noi facciamo così.


QUI IN ITALIA NON FACCIAMO COSI'.

sabato 6 ottobre 2012



In Siria continuano a compiersi crimini contro l’umanità e noi, persone, opinione pubblica, non stiamo facendo pressoché niente di fronte al massacro siriano. Le parole di questa donna lasciano tremanti ad ascoltare il dolore di un popolo che diventa poesia, pur di farsi comprendere.


-In 1971, Assad changed Syrian democracy into a dictatorship. For 41 years over 80.000 people have been murdered, more than 20.000 imprisoned, kidnapped or gone missing. This poem, is for those that have not yet fallen.-
 
"Limbs, of what was once my family lie in my arms. My throat was stolen, my blood screams seven generations tortured... Lord, send angel Azrael to guard the souls. Let them know that they are still living and let the livings hear the anthem of something. I know my people are here even though I cannot see, my people I can hear, my people... We are speaking as one. The tyrant inside of me is ravenous, fourty-one years old rotting hands bedazzled with rings of oil drums and gems of blood grinding at my veins, I try to keep my mouth shut but my tongue didn't have any more room for scars in the shape of my theet!
 
March 2011, we have been reborn! A social anthem screaming let us live, we will speak until our throats are raw, until all of Syria is in the news!
 
The dates will read like obituaries -APRIL 2011 SYRIA BEGAN 11 DAYS SIEGE OF DARAA, JULY 31st 140 DEAD, DECEMBER 10th 210 DEAD, MAY 25th 107 DEAD, JUNE 9 76 DEAD, MAY 29 2012 500.000 PEOPLE PROTEST IN AMAH, (in Arabic: I can't give up , I will not give up)!
You can shoot blood, push, stab, rape, bump, rape me I will not fall! Stole (...) I will not fall!
Lie shackle, bound, shock me, refugee, waterboard, oppress me, textbook capture, (...) me, you will try to crack my ribs, shotgun, but the bending of my knees belongs to my Lord! Lord allow (...) to light a fire in my chest on days you didn't ignite the sun, when nails are torn from bloody hands, when mother is ripped from child - father from son - when the last Damascus rose is stripped of all her color! When I am left clutching out for the last Maraja of a broken land. I cannot fall. I will not fall!
 
There will be a time when we can eat together. When we will build homes out of abbandoned tanks, pieces of rusted recoils. We will sip from the cups made of old granades and shades of green are only worn by nature. There will be a time when the fences choose to sit with us... instead of standing between us."

Perché La Tolleranza Non Può Bastare

Le culture diverse devono convivere. Se tutti gli schieramenti non condividono la stessa civiltà, allora il multiculturalismo si trasforma in reciproca ignoranza o odio regolati legalmente. Il conflitto sul multiculturalismo è già un conflitto sulla Leitkultur (cultura dominante): non è uno scontro tra culture ma tra differenti visioni di come culture diverse possano e debbano convivere, e sulle regole e i comportamenti che queste culture devono condividere.

Dunque bisognerebbe evitare di restare imprigionati nel gioco su “quanta tolleranza possiamo permetterci”. L’unico modo di uscire da quest’impasse è impegnarsi e lottare per un progetto positivo universale condiviso da tutti. Le battaglie possibili in questo senso sono molte, dall’ecologia all’economia. Alcuni mesi fa nella Cisgiordania occupata è avvenuto un piccolo miracolo: ad alcune donne palestinesi che manifestavano contro il muro si è unito un gruppo di lesbiche israeliane. La reciproca diffidenza iniziale è svanita al primo scontro con i soldati, lasciando il posto alla solidarietà: alla fine una donna palestinese in abiti tradizionali ha abbracciato una lesbica israeliana con i capelli viola. Un simbolo vivente di quale dovrebbe essere la nostra battaglia.

E così, forse, il sarcasmo dell’euroscettico sloveno non ha colto il senso della questione. Invece di perder tempo su costi e benefici dell’Unione europea, dovremmo concentrarci su cosa l’Ue rappresenta davvero. Agisce principalmente come regolatore del capitalismo globale, a volte flirta con la difesa conservatrice della sua tradizione. Entrambe le strade portano alla marginalizzazione del vecchio continente. L’unica via d’uscita è resuscitare la propria tradizione di emancipazione radicale e universale. Bisogna andare oltre la semplice tolleranza degli altri e sposare una reale Leitkultur che possa sostenere un’autentica coesistenza. Non limitarsi a rispettare gli altri, ma offrire loro una battaglia comune, come comuni sono oggi i nostri problemi.

Traduzione di Andrea Sparacino.
Internazionale, numero 888, 11 marzo 2011

venerdì 5 ottobre 2012

Il Discorso Tipico dello Schiavo

Uno degli aspetti più micidiali dell'attuale cultura, è di far credere che sia l'unica cultura… invece è semplicemente la peggiore.

Beh gli esempi sono nel cuore di ognuno… per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana è la cosa più pezzente che si possa immaginare. Come si fa a rubare la vita agli esseri umani in cambio del cibo, del letto, della macchinetta… Mentre fino ad ieri credevo che mi avessero fatto un piacere a darmi un lavoro, da oggi penso: "Pensa questi bastardi che mi stanno rubando l'unica vita che ho, perché non ne avrò un'altra, c'ho solo questa… e loro mi fanno andare a lavorare 5 volte, 6 giorni alla settimana e mi lasciano un miserabile giorno… per fare cosa? come si fa in un giorno a costruire la vita?!"

Allora, intanto uno non deve mettere i fiorellini alla finestra della cella della quale è prigioniero perché sennò anche se un giorno la porta sarà aperta lui non vorrà uscire… Deve sempre pensare, con una coscienza perfetta: "Questi stanno rubandomi la vita, in cambio di due milioni e mezzo al mese, bene che vada, mentre io sono un capolavoro il cui valore è inenarrabile"

Non capisco perché un quadro di Van Gogh debba valere 77 miliardi e un essere umano due milioni e mezzo al mese, bene che vada. Secondo me, poi, siccome c'è un parametro che, con le nuove tecnologie, i profitti sono aumentati almeno 100 volte… e allora il lavoro doveva diminuire almeno 10 volte! Invece no! L'orario di lavoro è rimasto intatto. Oggi so che che mi stanno rubando il bene più prezioso che mi è stato dato dalla Natura. Pensa alla cosa più bella che la Natura propone, che è quella di, mettiamo, di fare l'amore, no?!

Immagina che tu vivi in un sistema politico, economico e sociale dove le persone sono obbligate, con quello che le sorveglia, a fare l'amore otto ore al giorno… sarebbe una vera tortura… e quindi perché non dovrebbe essere la stessa cosa per il lavoro che non è certamente più gradevole di fare l'amore, no?! Per esempio il fatto che la gente vada a lavorare sei giorni alla settimana... certo c'ho il mitra alla nuca… lo faccio, perché faccio il discorso: "Meglio leccare il pavimento o morire?"
"Meglio leccare il pavimento" ma quello che è orrendo in questa cultura è che "leccare il pavimento" è diventata addirittura una aspirazione, capisci?

Ma è mostruoso che il tipo debba andare a lavorare 8 ore al giorno e debba essere pure grato a chi gli fa leccare il pavimento, capisci?
Tutto ciò è "oggettivamente" mostruoso, ma laddove la coscienza produce coscienza, tutto ciò è "effettivamente" mostruoso…

"SI VABBE' MA ORMAI È IRREVERSIBILE LA SITUAZIONE"

Sì, tu fai giustamente un discorso in difesa di chi ti opprime, perché è il tipico dello schiavo, no?! Il vero schiavo… il vero schiavo difende il padrone, mica lo combatte. Perché lo schiavo non è tanto quello che ha la catena al piede quanto quello che non è più capace di immaginarsi la libertà.

Ma rispetto a quello che tu mi hai detto adesso: quando Galileo ha enunciato che era la Terra a girare intorno al Sole, ci sarà sicuramente stato qualcuno come te, che gli avrà detto: "Eh sì! sono 22 secoli che tutti dicono  che è il Sole che gira intorno, mò arrivi te a dire questa stronzata… e come farai a spiegarlo, a tutti gli esseri umani?" e lui: "Non è affar mio, signori…"

"Allora guarda, noi intanto ti caliamo in un pozzo e ti facciamo dire che non è vero, così tutto torna nell'ordine delle cose"… hai capito? Perché tutto l'Occidente vive in un'area di beneficio perché sta rubando 8/10 dei beni del resto del mondo. Quindi non è che noi stiamo vivendo in un regime politico capace di darci la televisione, la macchina… no.

È un sistema politico che sa rubare 8/10 a 3/4 di Mondo e che dà un po' di benessere a 1/4 di Mondo, che siamo noi. Quindi, signori miei, o ci si sveglia, o si fa finta di dormire, o bisogna accorgersi che siete tutti morti.

-Silvano Agosti

mercoledì 3 ottobre 2012

Sono Comunista e Me Ne Vanto

“Comunista” è diventato un insulto, un babau, uno spauracchio: “Se non fate i bravi arrivano i comunisti!”.

Ma per quale motivo il comunismo – che è sempre stato la filosofia dell’uguaglianza , della rivincita delle classi più povere e sfruttate , della sconfitta del capitalismo più becero, quello che (non dimentichiamolo) affama il 90% della popolazione mondiale per arricchirne il 10% – dovrebbe far paura anche a chi capitalista non è?

Io capisco benissimo che il Berlusconi o lo sceicco di turno si tocchino le palle quando sentono questa parola: quello che invece non capisco è perché faccia paura agli operai, ai precari, ai contadini (ammesso che ne esista ancora qualcuno che non sia diventato a sua volta capitalista), insomma ai proletari.

Colpa di Stalin? In parte, forse: ma solo in parte. Perché le stesse persone che fanno scongiuri quando sentono parlare di “comunismo” sono poi disposte ad appoggiare idee nazifasciste (tipo l’intolleranza e addirittura la violenza contro gli immigrati); ma se glielo fai notare ti dicono che “in fondo Mussolini ha sbagliato solo a mettersi con Hitler, ma prima aveva fatto tante cose buone e queste cose buone si possono rifare, lasciando da parte le derive autoritarie”.

E tante grazie.

Ma le derive NON sono parte della filosofia da cui nasce un movimento politico: e quello che conta, se ci si vuole definire simpatizzanti di un’idea, non possono essere le derive ma appunto la filosofia, i valori, il principio su cui si basa quell’idea. Altrimenti si dovrebbe condannare tutto il cristianesimo per via dei preti pedofili, o tutto il calcio per colpa di Totti che sputa in faccia a Poulsen…e così via.

Invece vediamo un attimo su quali valori si fondano il comunismo da un lato, e il fascismo dall’altro.

Semplificando al massimo:

Comunismo: a) uguaglianza fra tutti gli uomini e suddivisione delle risorse in parti uguali (ottenibili attraverso un breve periodo di cosiddetta “dittatura proletaria”, che doveva essere un governo dal basso con gestione delle risorse da parte delle fasce più deboli e che avrebbe poi portato al vero e proprio “comunismo”, ovvero all’uguaglianza totale); b) divisione netta tra religione e Stato; c) superamento del capitalismo, dimostratosi storicamente fautore di sfruttamento e quindi di lotte di classe, rivolte e rivoluzioni, nonché di guerre.

Fascismo: a) dittatura dello Stato, con repressione violenta di qualsiasi opposizione; b) religione DI Stato; c) nazionalismo con mire espansionistiche, ovvero conquista e sopraffazione degli Stati più deboli;

E ora vediamo i simboli:

Comunismo: falce e martello, ovvero gli strumenti dei lavoratori;

Fascismo: il fascio littorio, nel quale l’ascia simboleggia il diritto di vita o di morte esercitato dalle massime magistrature romane e le verghe erano quelle usate dai littori per fustigare i colpevoli di reati. Più in generale, il fascio richiama il mito della conquista romana sul mondo (ovvero, ancora una volta, invasioni, guerre, prevaricazione del più forte sul più debole).

Vi sembrano la stessa cosa? A me no.

Però, si dirà, entrambe le politiche hanno fallito ed entrambe le politiche hanno vissuto derive autoritarie storicamente drammatiche.

Ma NON E’ VERO!

E’ innegabile che entrambe abbiano fallito, ma le cosiddette “derive” non si possono affatto paragonare.

La dittatura comunista, comprensiva di gulag e di tutto ciò che viene costantemente tirato in ballo da quelli per cui “comunista” è un insulto, si può definire – eccome – una “deriva”, in quanto non ha mai fatto parte della filosofia marxista. La “dittatura proletaria” di Marx doveva essere un breve periodo di transizione in cui a governare era il popolo: l’avrà pure chiamata “dittatura” in senso lato, anche perché era il risultato di una rivoluzione, ma la sua applicazione pratica, così come la intendeva Marx, assomigliava non poco alla “politica dal basso” che oggi propagandano Beppe Grillo e i vari grillini. Il fallimento del comunismo è stato dovuto al fatto che l’uguaglianza si è dimostrata un’utopia, perché gli uomini non vogliono essere tutti uguali (un altro che aveva lo stesso ideale, qualche anno prima, l’hanno messo in croce); l’applicazione pratica della filosofia marxista si è scontrata col fatto nudo e crudo che chiunque avesse un minimo di potere si sentiva autorizzato ad essere “più uguale degli altri”, ad avere maggiori privilegi e ad opporsi con violenza a chiunque cercasse di impedirgli di farne uso. La filosofia era buona è RESTA buona: anzi, resta l’unica filosofia accettabile per chi pensa che tutti gli esseri umani debbano avere gli stessi diritti e le stesse chanches. E’ vero che l’applicazione pratica, dove c’è stata, è stata un disastro: ma era andata un bel po’ alla deriva, rispetto all’ideale iniziale.

I lager, al contrario, non sono mai stati una “deriva”: semmai una piccola “esagerazione” di quella che comunque, fin dalla nascita, era una filosofia di sopraffazione. Per fare un esempio proprio terra-terra, un comunista che avesse visto sfociare il suo ideale nella dittatura violenta avrebbe potuto – anzi, dovuto – pensare: “O cazzo, che sta succedendo?” Un fascista, di fronte ai lager, avrebbe potuto solo pensare: “Ops, forse la cosa ci è scappata leggermente di mano”.

Non so se ve ne accorgete, ma c’è una differenza abissale.

E non ammetto, non concepisco proprio che si vadano a guardare solo i risultati finali (indubbiamente simili, sotto certi aspetti) senza MAI risalire al punto di partenza.

Se questo modo di ragionare fosse valido, allora – come accennavo prima - il cristianesimo dovrebbe fare molta più paura di comunismo e nazismo messi assieme, visto che ha prodotto le crociate e – peggio ancora – l’Inquisizione: tutti aspetti che avrebbero fatto rivoltare Cristo nella tomba, se solo ci fosse rimasto più di tre giorni… ma sicuramente l’hanno fatto rivoltare alla destra del Padre o dovunque sia andato a sedersi dopo essere risorto.

Perché non succede? Perché “cristiano” non è un insulto e “comunista” sì?

Semplicemente perché il cristianesimo e in particolare il cattolicesimo, gestiti da una Chiesa smisuratamente ricca e potente, hanno potuto rifarsi una verginità mediatica ricominciando a predicare amore e fratellanza come se nulla fosse; e la stessa cosa – anche se in misura leggermente minore, perché la Chiesa è più ricca e potente di chiunque altro – l’ha potuta fare il capitalismo, promuovendo se stesso come ideale di “libertà” e dimenticando di dire che continua imperterrito a mantenere nel lusso il 10% della popolazione mondiale a discapito dell’altro 90%. E di tutto questo non ne frega niente a nessuno… se non, appunto, ai “nostalgici” comunisti, come qualcuno ci ha definiti.

Ma nostalgici una beata cippa. Nostalgici DE CHE, visto che il comunismo come filosofia, come ideale puro, non è mai stato applicato in nessuna parte del mondo?


Qualcuno (pochi, in realtà) ci hanno provato ed è andata malissimo: ma in Italia, per esempio, non c’è mai stata neppure la possibilità di provarci, visto che non è il comunismo non è MAI stato al governo.

Quindi non vedo di cosa dovremmo avere “nostalgia”.

Semmai abbiamo ancora qualche “speranza” di poterci provare, prima o poi, senza derive né deviazioni. Non è che se il signor X fallisce in una cosa, tutto il resto del mondo debba concludere che quella cosa lì non si può fare: il primo che ha corso i cento metri non è mica sceso sotto i 10 secondi, ma non per questo si sono fermati tutti gli altri.

Senza contare, poi, che un ipotetico comunismo moderno somiglierebbe a quello di Stalin o di Mao come il cattolicesimo di oggi somiglia alla Santa Inquisizione.

Neppure a quello di Marx, potrebbe somigliare, visto che sono passati centocinquant’ anni e che il quadro storico, politico ed economico è completamente diverso da quello di allora.

Un ipotetico comunismo di oggi, però, manterrebbe la propria ideologia di base: gli uomini sono tutti uguali, gli uomini vanno liberati dalla schiavitù del lavoro salariato, il profitto non può e non deve essere dei pochi a discapito dei molti.

Mentre un nuovo fascismo non potrebbe che ripetere quello che ha fatto il fascismo precedente, perché era esattamente ciò che si prefiggeva di fare.

Sono comunista e me ne vanto, ho scritto nel titolo. Perché penso che il comunismo sia ancora un ideale “vero” e che si possa lavorare per ottenere qualcosa di MOLTO diverso da ciò che è stato messo in pratica con il nome di “socialismo reale” (e che avrebbe dovuto chiamarsi “socialismo fasullo e spesso aberrante”), ma soprattutto qualcosa di molto diverso da ciò che ha ottenuto fino ad oggi il capitalismo, tanto “liberale” quanto assassino.

Perché vi informo del fatto che bambini africani non muoiono di fame perché io faccio offerte a favore dei cani abbandonati, come mi sento ripetere ad ogni pie’ sospinto: i bambini africani muoiono di fame perché ci mangiamo tutto noi. Noi capitalisti, noi “liberali”, noi occidentali “esseri superiori” del cappero.

Anche se i comunisti avessero “mangiato i bambini”, come ha detto Berlusconi (vabbe’ che lui con le barzellette ci va a nozze, anzi non sa raccontare altro…), ne avrebbero mangiati sicuramente molto meno di quanti non ne ammazzino il capitalismo e l’imperialismo di cui lui va tanto fiero.

Io invece vado fiera di essere comunista – lo ribadisco – perché se non si supera questo osceno dramma, se non si riparte da zero garantendo almeno la sopravvivenza per tutti, allora ci si deve vergognare come cani ad avere anche televisori, computer, telefonini, ville (certose e non), macchine e tutto quanto fa capitalismo e consumismo.

Concludendo: se vi fa tanto schifo l’idea del comunismo, abbiate almeno il fegato di dire che vi fa schifo qualsiasi filosofia o politica che potrebbe togliervi di mano l’Ipod allo scopo di sfamare i bambini.
Guardatevi per benino allo specchio e ditevi chiaro e tondo che è QUESTO a farvi paura: non certo l’URSS o la CDR, che col comunismo c’entravano come i cavoli a merenda.

Il comunismo è ancora un ideale di uguaglianza, fratellanza e comunione universale, che non è mai stato messo veramente in pratica.

Il nazionalsocialismo e il fascismo sono sempre stati ideali di sopraffazione, di intolleranza verso il “diverso” (inteso anche solo come “non italiano”) e di distribuzione iniqua delle risorse, sono stati messi in pratica esattamente per ciò che erano.

Detto questo… che un Paese che ha vissuto sulla propria pelle la peggiore deriva di una filosofia possa sentirsi offeso e pensare di “vietarne i simboli” è comprensibile, anche se storicamente e culturalmente stupido.

Che però alcuni italiani (che non hanno vissuto sulla propria pelle un accidenti di niente) si dicano “assolutamente favorevoli” a questa cazzata è indice SOLO della profonda ignoranza in cui vivono e in cui continueranno a vivere, visto che invece di leggere i libri guardano le TV capitaliste.

Per carità, la libertà resta la cosa più importante: quindi, se alla storia preferiscono tette, culi e voyeurismo (specie se - oltre a fare i guardoni - “guardoneggiano” quel fulgido esempio di sottoumanità che è il Grande Fratello), sono liberissimi di scegliere.

Ma ben gli sta, a questo punto, se di fame cominciano a creparci anche loro.

-Valeria Rossi

martedì 2 ottobre 2012

Il Mito Americano e il “Seme della Violenza”

Cronenberg in uno dei suoi film parla di un “seme della violenza” che sarebbe inestricabilmente radicato nell’anima della cultura americana.

Quella cultura edificata sull’usuparzione delle terre, sulla colonizzazione più spregiudicata, sui miti dell’efficienza e dell’utilitarismo conditi in buona parte dalla salsa acida del calvinismo più rigido e spietato, quello secondo il quale il successo nella vita è sintomo ineludibile di Grazia, mentre la disgrazia, la povertà, la malattia sono le stimmate della perdizione, i segni evidenti di una predeterminazione senza appello.

Il concetto di Stato assistenziale non esiste nella cultura americana, l’homeless, lo storpio, chi perde il lavoro, chi non ha i soldi per pagarsi l’assicurazione sulla salute, chi cade in disgrazia è il marchiato a vista che merita di essere allontanato dalla comunità, così come lo “strano”, il “diverso”, colui che la domenica non partecipa del rito del “barbecue” in giardino con allegra famigliola al seguito è qualcuno dal quale è meglio stare alla larga.

La difesa della proprietà privata - che tradotta in gergo calvinista è il premio del duro lavoro, l’evidenza della grazia ricevuta espletata attraverso la faticosa conquista di ogni millimetro di terreno e di ogni aspetto della natura (animali compresi) il cui unico scopo è quello di essere “sfruttata e custodita” dall’uomo per realizzare il regno di Dio in terra  - finanche con la propria vita, o… come accade molto più spesso, a discapito di quella altrui, è il simbolo di un accanimento nel voler a tutti i costi mantenere e proteggere un risultato il cui valore, più è difeso con i denti e più rimane dubbio agli occhi del resto del mondo.

La verità è che la storia degli Stati Uniti comincia sotto il segno di una violenza e di uno sterminio (quello degli Indiani d’America) e prosegue con una politica aggressiva e di sopraffazione finalizzata all’estensione dei propri domini economici, politici, culturali. Nato in un paese dalla radici così profondamente contaminate ogni Americano, come suggerisce l’amara parabola di Tom Stall/Viggo Mortensen (Hidalgo), porterà nel corpo i segni ineludibili della violenza. Una violenza dalla quale ci si può riscattare e discostare - o che si può camuffare, rimuovere, finanche legittimare, certo - ma di cui resterà sempre una traccia, come cicatrice indelebile, sotto la pelle: una malattia in limine, incubata, pronta a manifestarsi alla prima occasione di minaccia delle proprie difese immunitarie.

Il diverso, il povero, l’immigrato è l’elemento estraneo che deve essere assorbito dal sistema oppure espulso, come un virus malefico. Ma quel che gli Americani non hanno capito è che loro stessi sono portatori di quel virus della violenza dal quale cercano ad ogni modo di difendersi.

Sogno da una vita di fare un viaggio negli States, uno di quelli in auto lungo quelle strade lunghissime che tagliano le vaste praterie, ma il pensiero di potermi trovare un giorno nel posto sbagliato al momento sbagliato in uno stato in cui vige la pena di morte sinceramente mi atterrisce. Il segno della grazia divina non è tanto visibile sulla mia fronte, piuttosto ho lo stigma di chi pende dalla parte di tutti i diseredati, gli oppressi, gli indifesi del mondo; e non perché io lo sia, ma perché è lì che scelgo di stare ogni giorno.

Tutte le convinzioni, i costumi, i gusti, le emozioni, gli atteggiamenti mentali che caratterizzano il nostro tempo sono stati in realtà programmati.

Una rivolta vera e propria, o qualcosa che si avvicini a essa, è al momento impossibile. Da parte dei proletari, in particolare, non vi è nulla da temere: abbandonati a se stessi, continueranno, generazione dopo generazione, secolo dopo secolo, a lavorare, generare e morire, privi non solo di qualsiasi impulso alla ribellione, ma anche della capacità di capire che il mondo potrebbe anche essere diverso da quello che è.

Le masse non si ribellano mai in maniera spontanea, e non si ribellano perché sono oppresse. In realtà, fino a quando non si consente loro di poter fare confronti, non acquisiscono neanche coscienza di essere oppresse.

George Orwell, 63 anni fa.
 

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