Visualizzazione post con etichetta girl power. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta girl power. Mostra tutti i post

martedì 12 febbraio 2013

martedì 13 novembre 2012

Non Sono Come le Altre Ragazze

Mi rattrista vedere come delle ragazze dichiarino con orgoglio di non essere come le altre ragazze – specialmente quando ciò viene fatto tramite un post di Tumblr rebloggato da ben 41,000 di loro, che nemmeno si rendono conto della contraddizione. E' prendere una forma di disprezzo – di odio persino – verso le donne, ed internalizzarla dicendo: "Si, quelle ragazze sono orribili, ma io sono speciale, non sono così.", invece di fare un passo indietro e dire, "Questa è una bugia."

Il vero significato di “non sono come le altre ragazze” è, credo, “Non rispecchio l'immagine presentata dai media, di quello che le ragazze dovrebbero essere.” Bè, ben poche di noi lo fanno. La cultura popolare vuole convincerci che siamo superficiali, arriviste, ossessionate dal nostro aspetto, dipendenti dallo shopping e senza un pensiero nella testa che vada oltre i ragazzi carini e le borsette alla moda. E' una bugia – una bugia bella e buona – e dobbiamo rendercene conto e protestare, invece di accettare questo giudizio come valido se riferito ad altre ragazze che non siano noi stesse.

Vi diranno che tutto ciò che le ragazze amano è stupido e orribile. Lo hanno detto di Elvis Presley, lo hanno detto dei Beatles e lo hanno detto di Frank Sinatra. Non sono stati i ragazzi a scoprire questi artisti, che vengono ora riconosciuti tra i più grandi di tutti i tempi. MA LE RAGAZZE. Allo stesso tempo, contro ogni logica, vi diranno che tutto ciò che cattura l'interesse maschile è incredibilmente figo. Ci sono uomini adulti capaci di intrattenere lunghe e accese discussioni su Optimus Prime.

E tuttavia — ci sono ragazze che amano i Transformers! E ragazzi che avevano una cotta pazzesca per Elvis!

Io? Io preferisco le Converse ai tacchi alti. Passo decisamente più tempo su Tumblr che in giro per negozi e sarò sempre una mega fan di Star Wars. E sapete una cosa? Oggi, ho comprato due pochette. Una di queste era rosa. Ciò non mi rende superficiale, vapida, stupida o incapace di dedicarmi alle mie passioni. Mi rende solo qualcuno in possesso di una pochette rosa dannatamente carina.

Quello che sto cercando di dire, è che esistono tanti modi di essere "una ragazza" quante sono le ragazze nel mondo. Ci saranno sempre persone là fuori pronte a dirvi che se vi piacciono cose che la cultura popolare etichetta "da ragazzine", siete stupide e che se proclamate di amare cose che la cultura popolare identifica come roba da maschi, state mentendo. Queste persone sparano solo tante cavolate.

Amate quello che volete amare. Siatene orgogliose. Chiunque provi a dirvi ciò che "potete" o "non potete" farvi piacere, perchè siete delle ragazze, è uno sporco bugiardo. Voi SIETE come le "altre ragazze", come lo siamo tutte, nel senso cioè che nessuna di noi è venuta fuori da una qualche Catena di Assemblaggio Femminile. Siamo singoli individui. Dovremmo tutti poter esprimere le nostre passioni senza per questo venire giudicati – dalla società o da noi stessi.

domenica 4 novembre 2012

Costumi Osè

"Se scegli di non seguire la moda di indossare costumi osé, hai tutto il mio sostegno. Tuttavia, credo che sia pericoloso assumere un atteggiamento di superiorità verso le altre donne che desiderano mettersi un po' più in mostra. In altre parole, vestiti come preferisci, ma rispetta chi si sente a proprio agio nel suo corpo. Ricordo un Halloween alcuni anni fa, quando una donna urlò “sgualdrine!” dal finestrino di una macchina, mentre superava un gruppo di giovani vestite in abiti succinti. Per i ragazzi che furono testimoni di quell'incidente, potrebbe aver reinforzato l'acettabilità dell'utilizzo di tali termini. Se davvero ti infastidisce il fatto che altre donne indossino un certo tipo di costumi, forse sarebbe l'ora di esaminarne più approfonditamente il motivo. Immagina se le donne si complimentassero l'un l'altra per i rispettivi costumi e si difendessero a vicenda contro commenti sessisti e degradanti? Di sicuro migliorerebbe di molto il mio Halloween se la solidarietà femminile fosse più diffusa."
—   
Trick-or-Treat? The Problem With Halloween

Riflessione che ritengo adattabilissima qui in Italia, più ai raduni di cosplay che ad Halloween, che per ora rimane solo una pallida imitazione della celebrazione degli States. Io personalmente non sono tra coloro che si sentono a proprio agio ad indossare costumi con poca stoffa, ma si tratta di una mia scelta personale. Il rispetto verso le altre persone invece, dovrebbe essere la norma, sempre e comunque.

venerdì 26 ottobre 2012

Elle Woods being BAMF

venerdì 19 ottobre 2012


Non educate le vostre figlie a non uscire nella notte.


Piuttosto,
educate in modo migliore i vostri figli.


Tutti siamo stati feriti almeno una volta, da parole che ci sono state rivolte.
Perciò prima di parlare, pensa all'effetto che le tue parole potrebbero avere sugli altri. 

lunedì 15 ottobre 2012

LO STUPRO ESITE DA PRIMA DELL'INVENZIONE DELLE MINIGONNE
 
Sto dicendo che donne e ragazze non dovrebbero essere ritenute responsabili del loro comportamento?
.
Niente affatto.
Se una donna beve fino all'eccesso, poi inciampa e cade per strada, perde il portafoglio e finisce per vomitarsi addosso, non può che dare la colpa a se stessa. Ma lo stupro non è una conseguenza dell'essere ubriache o dell'aver scelto di indossare una minigonna.
E' la conseguenza di un uomo che decide di stuprare.

Smettiamola. Di colpevolizzare. Le vittime.
 .
Emily Maguire, Princesses & Pornstars: Sex, Power, Identity.

sabato 13 ottobre 2012

Battute Sessiste

Una delle tecniche peggiori per fermare qualcuno dal fare battute sessiste, è quella di dirgli che le sue battute non sono divertenti.

Il geniale individuo, giungerà alla conclusione che non avete il senso dell'umorismo e che deve semplicemente riservare il meglio del suo repertorio per un pubblico più adatto. Se davvero volete che qualcuno la smetta, dovete dirgli, “Non l'ho capita” e lasciarlo fare mentre si sforza di trovare un modo per non dire, “E' divertente perchè le donne sono stupide".

Non E' Tratto Da Un Libro, Ma Dovrebbe Esserlo

martedì 9 ottobre 2012

Thor è un film femminista? (Si)

There’s no easy way for me to break this to you, so make sure you’re sitting down: Kenneth Branagh’s Thor (2011) is a feminist movie. Okay, I admit that on the surface a movie about an uber-masculine hammer-wielding thunder god doesn’t exactly seem like fertile ground for a feminist reading. But it’s surprisingly subversive of the genre of action movies and an extremely sensitive portrayal of a group of human beings who are dealing with their own crap and other people’s crap and not doing very well with either.

Now, Thor is still vulnerable to the critique that applies to most movies in our culture: it focuses too much on the men’s stories and not enough on the women’s stories. I don’t deny that this is a problem. But where it does focus on women, the film portrays them as real, whole people with internal motivations, emotions and agency. This portrayal is virtually unique in the genre. Consider Jane, the physicist who, er, “stumbles” across Thor in the first scene and becomes his major love interest. Already, this is a departure from mainstream portrayals of women: she is a physicist, a profession that is socially-coded male, and she seems to be dedicated, passionate, and good at her job.

Not only that, but Jane is not your typical leading lady, who might mention her job once and then focus entirely on the leading man for the rest of the movie. No, Jane is obsessed with research and very focused on her career. Several times, she literally risks her own life and the lives of others to get data (I didn’t say she had her priorities straight!). In fact, she repeatedly says that her work is her “whole life”.

Basically, Jane is a highly intelligent workaholic – a kind of female character that is rarely portrayed at all, let alone as a person with emotions and agency. Even better than that, when she meets Thor, this doesn’t change. Jane is never punished in the narrative for being a workaholic – she never has the cliched epiphany that her career-obsessed ways were or are making her miserable, and she does not need to compromise on her workaholism to keep Thor’s interest (indeed, Thor even helps her get her data back).

Yes, Jane is Thor’s love interest, but even in that context she is portrayed as a whole, interesting person, to whom Thor is attracted because she is curious, bright, compassionate, and self-possessed. She is not just a McGuffin to make Thor want to defend Earth. We, the audience, see all of Jane and this implies that Thor sees all of Jane, not just her beauty. Consider by contrast the portrayal of Rachel Dawes in Nolan’s otherwise excellent Batman films, who exists mainly to look pretty, deliver moral lessons to Bruce, and get threatened by bad guys. Superman Returns even butchered Lois “ambition is my middle name” Lane, turning her into a character entirely defined by her relationships with the men in the narrative.

Jane’s assistant Darcy also deserves a mention here, because this kind of wise-cracking, jokester bit-role is rarely given to women in big budget films. The dynamic between Jane and Darcy feels very real, and again, the two play off one another and interact in almost a buddy-comedy-esque manner (ambitious career-girl and sarcastic sidekick have adventures!).

Sif is another prime example of how to do female characters right. A super competent female warrior, who is neither hypersexualised nor the butt of jokes? Fuck yes! Even better, Sif refuses to let jerkwad!Thor take any credit for her achievements – he wants kudos for supporting her in her career as a badass warrior, but she shuts him down, and so she should. Believing that women can reach goals that society says are for men only, and supporting women’s right to agency and self-determination, is literally the minimum standard of human decency. No cookies for you, Thor. But refreshingly, Thor’s comment is supposed to be read as arrogant and egocentric – the narrative supports Sif, not Thor, who shortly afterwards gets himself banished from Asgard for being arrogant and egocentric in general.

Not only does the narrative treat Jane, Darcy and Sif with the respect they deserve, but so does the cinematography. In most mainstream action films, the camera often pans up women’s bodies or lingers on their most “attractive” features – not only when a male character is looking at them, but just generally, by way of presentation of these characters to the audience. This may also be accompanied by ridiculously context-inappropriate wardrobe choices such as high heels, tight shirts and short skirts worn regardless of what the female character has to do in a scene (see: every James Bond film ever). Thor does neither of these things! Sif, Jane and Darcy are never panned over by male characters, nor presented for the audience’s visual consumption.

In fact, it is Thor’s body that is panned over to show to the audience that Darcy and Jane are very attracted to him. For the first time in a mainstream superhero movie, ladies and gentlemen, I give you: the heterosexual female gaze! This is a huge deal! Of course it was terribly confusing for some straight men, who apparently began to feel, well, a little bit “gay” (their words). This is a really wonderful subversion of the heteromale gaze, and it shows straight men what it’s like to go to the movies and see bodies not exclusively packaged for their consumption. Now, we can disagree on the extent to which people should ever be sexualised like that, but clearly when this is virtually always done to women and almost never to men, we have at the very least an inequality problem. Correcting this imbalance is one way to start making our culture better for women. And in this context, it is downright subversive. Bra-fucking-vo.


The female characters also wear clothing that is realistic and appropriate! Jane is shown as having very basic personal style, wearing jeans, t-shirts, and baggy checked shirts over the top. Darcy has a more funky style, which expresses her wise-cracking, off-beat charm – again her wardrobe meshes coherently with her characterisation. Sif’s outfit is perhaps the biggest achievement in this department: her armor looks both functional and fucking awesome! Her hair is up and out of the way for fighting! She looks badass, intimidating and strong, in the same manner that Thor, Loki, and the Warriors Three do.  A+, costume department. Even her movie poster is in the exact same style as the men’s posters!

Another way in which Thor breaks down sexist narratives is by challenging the traditional hypermasculinity of the superhero. Thor is built like a tank and possesses strength, courage and supernatural power. But his character is achingly vulnerable: he tears up when Loki visits him on Earth, asking plaintively if he may please return home (it broke my fucking heart, you guys, you don’t even know). And his vulnerability does not make him weak! Indeed, it is Thor’s transition from arrogance and bravado to humility and vulnerability that permits him to regain his powers and wield Mjolnir again. Loki, too, is presented as emotional and vulnerable – but again his expressions of anguish make him no less dangerous, intelligent, devious, and threatening. Indeed, it seems to me that Loki is perhaps the first truly convincing and serious supervillain who has cried on screen.

Branagh’s Thor is more feminist than I thought a movie about a male superhero could ever be. Of course, it occurs to me that most of the things I am praising here are things that all films should be doing. They aren’t doing them, though. Thor is. Still, maybe I shouldn’t be giving Kenneth Branagh kudos for not being as outright misogynistic as Michael Bay or as obliviously sexist as Chris Nolan.

Nevertheless, Thor is one superhero movie that I can watch without wanting to reach into the screen and throttle someone. In fact, it is the first superhero movie that has made the social justice part of me very happy. As a fan of the superhero genre and as someone who cares about geek culture, that means something to me.


sabato 6 ottobre 2012

ATTENZIONE:
Le immagini riflesse in questo specchio
potrebbero risultare distorte
a causa di idee preconcette sulla "bellezza"
inculcateci dalla società
Easy A
Adoro questo film!

venerdì 5 ottobre 2012

LIBERATI QUI DEI TUOI PROBLEMI DI PESO.

Wow un'immagine davvero potente

martedì 2 ottobre 2012

Corano, Femminismo e Manipolazione Patriarcale

Sono mussulmana, perché sono femminista. Dopo tre anni di studi dell’Islam, di ricerca sull’ermeneutica e l’esegesi del Corano,posso affermare in tutta tranquillità che le sole idee come religione misogina e radicata in un machismo vendicativo nei confronti delle donne, provengono da due fonti extra-coraniche: l’ignoranza della gente e gli sforzi del patriarcato per assicurare la sua egemonia dentro le nostre comunità. L’Islam è l’unica religione che stabilisce espressamente la parità tra uomo e donna e regola norme di convivenza con persone di altre religioni.Tuttavia l’Islam è stato oggetto di manipolazione da parte di quei potenti alleati con i veri nemici dell’uguaglianza.Ad una parte del mondo conviene una immagine dell’Islam come nemico per antonomasia dei diritti umani e come principale oppressore delle donne; questa idea può essere usata per  giustificare così,invasioni, occupazionie l’esportazione dell’ideologia  ” Democrazia-cerca-petrolio” che non ha portato né sviluppo, né pace né più rispetto dei diritti umani, né tantomeno ha migliorato la situazione delle donne mussulmane.

D’altra parte  a certi potenti mussulmani conviene questa idea dell’Islam, perché così mantengono il loro  business del petrolio, che a sua volta, alimenta le guerre e gli permette la supremazia politica, ideologica e finanziaria nel mondo islamico. La sfrontatezza con la quale si manipola l’Islam nei confronti del suo messaggio è avvolta da uno strato di petrolio e fondata su accordi geo-politici.

Non c’è alcuna contraddizione tra Islam e femminismo. Può essere contraria al femminismo una religione che stabilisce l’uguaglianza tra i membri dell’umanità come base fondamentale della convivenza sociale? Può essere in contrasto con l’Islam una prospettiva a favore della Giustizia Sociale di Genere?  Credo di no, assolutamente no. Questa idea è un trucco del patriarcato in cui cadono, purtroppo, molte donne, con l’unico risultato che alcune escludono altre e promuovono la diffidenza nei confronti di quelle che sono diverse.

Photobucket

Di seguito mostro alcuni miti sull’Islam,la verità del Corano e l’insegnamento su di essi. Mi baso per questo di un articolo sul tema, al quale ho aggiunto le mie considerazioni.

1. Islam come una religione intollerante

Il Corano dice che ” nessuno ha il diritto di imporre agli altri le asserzioni di fede. Inoltre, la stessa citazione coranica  stabilisce che il Profeta durante la sua missione condannò un mussulmano per avere ucciso un cristiano ed esiste un hadith (detto del Profeta),che afferma ” il mussulmano che si comporta male nei confronti di un non-mussulmano non odorerà il paradiso”. L’islam infatti dice che ” uccidere un essere umano è come uccidere tutta l’umanità”.La violenza e l’intolleranza non fanno parte della nostra etica. L’unica volta in cui un mussulmano è autorizzato a rispondere alla violenza è per legittima difesa e per causa manifesta. Tutti coloro che non la pensano come noi non sono nemici, quindi, tutti gli atti di violenza, provocazione e il terrorismo, sono fuori dalla nostra fede.


2. La jihad o yihad,e la guerra santa

Il termine Jihad in arabo significa sforzo. Il Profeta chiese ai suoi compagni un patto con il quale essi si impegnavano a fare jihad, cioè lo sforzo di resistere alle aggressioni sia morali che fisiche.  Il Corano parla di jihad sempre in questo senso, non ha nessun legame con la Guerra.La jihad è una lotta interiore contro gli aspetti del nostro essere che ci impediscono di vivere pienamente e in armonia con il resto della creazione. Purtroppo, questo concetto è stato manipolato per strumentalizzare la rabbia e il risentimento degli strati più poveri ed emarginati delle popolazioni mussulmane, per fargli credere che sono gli altri e non i propri governanti i colpevoli della loro miseria e, pertanto, l’unica soluzione giusta per uscirne è la violenza ” per la causa di Allah”, morendo in nome  del fondamentalismo religioso, per andare in Paradiso, dove troverà il cibo che non hanno nella vita reale.

3. Il velo e il burqa

Il velo appare solo una volta nel Corano come raccomandazione all’interno del  comportamento della decenza. Ma questa raccomandazione serve allo stesso tempo,sia per gli uomini che per le donne. Il problema risiede nella sua interpretazione maschilista, imponendo che il velo è un principio fondamentale per una “buona” moglie mussulmana, quando invece il Corano non specifica nulla in merito. Gli uomini e le donne devono essere liberi di utilizzarlo o no,  ed è per questo che  anche la proibizione del velo è contro il diritto di decidere sul corpo.
Essere donna musulmana va al di là di un pezzo di stoffa.
Il concetto di hijab è più che  il velo islamico. Riguarda la modestia nel comportamento, il rispetto della vita privata, e con il tenere un atteggiamento dignitoso in ogni momento. Il velo è solo un modo di esteriorizzare un elemento dell’identità della donna mussulmana; non ha il potere magico di proteggerla contro le cattive intenzioni delle persone - come dicono alcuni - né di trasformarla automaticamente in una persona pia -  come sostengono altri. Solamente il patriarcato piò creare queste cose e si dedica a promuoverle con lo stesso entusiamo - che vorrei -  usasse per porre fine a pratiche che non sono islamiche, anche se vengono identificate con l’Islam, come le mutilazioni genitali femminili e il matrimonio forzato delle bambine.

Per quanto riguarda il burqa, è una tradizione che esisteva prima dell’arrivo dell’Islam, e quindi ha nulla a che fare con la religione. Nessun testo del Corano parla sull’uso del burqa. Infatti, per l’algerina Wassyla Tamazli, la sua origine non è che un simbolo di dominazione e di privazione della libertà delle donne.

 4. Islam e violenza contro le donne

Il 17 marzo 2012, centinaia di donne sono scese per le strade di Rabat per denunciare la legge che obbliga le minori a sposare il loro stupratore. La settimana prima, Amina, di 17 anni, si suicidò  per essere stata costretta a sposare un uomo che l’aveva violentata.I suoi genitori preferivano questo matrimonio, ad avere una figlia disonorata. . Il Corano condanna lo stupro e lo stupratore, tuttavia, il marito di Amina è libero e senza nessuna  accusa. Questo a causa di una legge che colpevolizza la vittima e lascia in libertà lo stupratore.

In Spagna ha suscitato molto clamore il caso dell’imam di Fuengirola, che dalla moschea autorizzava a picchiare le donne con stracci bagnati per non lasciare segni.Queste azioni, seppur realizzate in nome dell’Islam non hanno nulla a che vedere con l’Islam. Secondo il Corano, le ultime parole del Profeta prima di morire furono : trattare bene le donne”, promuovere l’uguaglianza tra donne ed uomini, il rispetto e la tolleranza. Nulla a che vedere con la religione elaborata dal Corano che, viceversa, condanna la violenza contro le donne e questo tipo di azioni.
Ma c’è di più. Il sonetto ayat (versetto) 04:34 dove secondo alcuni si ordina di battere le donne è la conseguenza di una cattiva traduzione dell’arabo. La parola araba usata nell’originale è Daraba, un verbo polisemico  con oltre 300 significati; solamente uno di questi è picchiare. Dall’esegesi dell’ayat in particolare e della sua comparazione con l’uso della parola Daraba in altre ayat del Corano, con lo spirito generale dello stesso e con l’esempio di vita del Profeta Muhammad, la logica conclusione è che mai il significato possa essere “picchiatele”.
Piuttosto ciò che sembra suggerire il Corano è che se come conseguenza del disaccordo coniugale non c’è possibilità di comprensione è possibile ” dare una impressione”. E che tipo di impressione? L’esempio del Profeta è la guida per l’interpretazione. Davanti ad un momento di grave disaccordo con le sue spose egli si ritirò a meditare lontano da esse, senza visitarle, parlarle, né cercarle e in questo modo ha dato  ad esse modo di riflettere. Se anche i problemi continuano il Corano dà la possibilità di divorziare, quindi, la violenza non è mai la soluzione accettabile. Lo scorso febbraio, 34 imam insieme a diversi leader islamici legati al Supremo Consiglio Islamico del Canada hanno emesso una fatwa dove si spiegava che la violenza contro le donne è contro i principi islamici:” Ricordare ai mussulmani che i delitti d’onore, la violenza domestica e l’odio contro le donne sono atti non mussulmani, che sono considerati dall’Islam come crimini […]Questi crimini sono grandi peccati all’interno dell’Islam e  vengono censurati dai tribunali e da Allah l’Onnipotente. “

5. La poligamia

I versetti 3 e 129 della sura quarto del Corano, An-Nisa, danno all’uomo la possibilità di sposare le orfani e le vedove per proteggere i loro interessi e proprietà con giustizia.
Questo frammento è stato rivelato dopo la battaglia di Uhud, quando secondo il Corano, molti compagni del Profeta furono martirizzati. Così, la poligamia ha senso in questo caso, perché promuove lo spirito di giustizia e protezione. Ma non in tutti i casi, in quanto il Corano afferma anche  che si può avere più di una moglie, ma solamente se si trattano in modo euguale. Qualcosa che è raro che avvenga. Allo stesso modo,  il Corano afferma (al-Ahsad: 4):” Dio non ha dato a nessun uomo due cuori in un solo corpo”. il Profeta si riferisce al fatto che un uomo non può amare due donne in modo euguale, dimostrando così che per il Corano, la poligamia non sempre è giusta visto che non offre uguaglianza a tutte le spose. In conclusione, la poligamia potrebbe essere accettata solamente nel caso che le donne fossero orfane o vedove dovendo proteggerle e salvaguardare i loro interessi e la giustizia sociale.

6. Sesso e Omosessualità

Il Corano dice che  sia gli uomini che le donne hanno il diritto alla soddisfazione sessuale.  In tema di omosessualità ci  sono molte idee diverse.  La società sessista e patriarcale ha sempre detto che l’omosessualità è vietata dall’Islam e alludono alla storia di Sodoma, come dimostrazione che Dio non approva l’omosessualità. Ma  vi sono altri studiosi musulmani che credono che l’Islam e l’omosessualità siano perfettamente compatibili.  Amanullah De Sondy, professore di teologia di origine pakistana, dopo una ricerca in materia, ha concluso che la storia Sodoma non domostra che Dio non approva l’omosessualità, ma  che Dio non approva lo stupro.  E l’Imam Muhsin Hendricks, ha un’opinione simile a favore dell’omosessualità nell’Islam: “”Nella storia coranica su Lot e la sua gente, gli uomini rappresentati sono eterosessuali e sposati con donne che disprezzavano per un desiderio guidato dalla cupidigua e avidità. La distruzione divina di Sodoma aveva più a che fare con il fatto che erano politeisti, ladri, intrusi …” L’Imam afferma che nella storia di Sodoma spiegata dal Corano i suoi abitanti furono condannati da Dio perché cattive persone non perché omosessuali.

7. Matrimonio

L’Islam permette il matrimonio tra musulmani, cristiani ed ebrei, mentre vi è rispetto tra le religioni (sura 5, versetto 5). L’interpretazione sessista del Corano afferma che solamente gli uomini mussulmani possono sposarsi con donne di altre religioni e non viceversa, perché se il marito non è mussulmano non rispetterà  le credenze della moglie. Questa è un’interpretazione machista ed erronea, dato che il matrimonio deve basarsi secondo il Corano,nel rispetto e quindi in un matrimonio in cui entrambe le parti si rispettano reciprocamente.

8. Divorzio

Ndeye Andujar,  la vice presidente della Giunta Islámica Catalana, coodirettora del Congresso Internazionale sul Femminismo islamico e direttora del corso UNED “Esperto in Cultura e Religión islamica”, ha scritto qualche anno fa un articolo intitolato “Il divorzio e la Legge Islamica”che si occupa di questo argomento.

” La donna deve ottenere l’autorizzazione dell’uomo per includere le condizioni nel contratto matrimoniale e la Talaq ( lasciare libero) può continuare esercitata dal marito senza avocare i tribunali, mediante una semplice formulazione unilaterale. Pertanto, la donna non ha il diritto di divorziare in modo completo ed autonomo “.

Il diritto alla casa e alla manutenzione è molto meno sicuro. La maggior parte dei codici di famiglia non rispettano questo diritto anche se è stabilito nel Corano e nella Sunna.E ‘incredibile che tali leggi così importanti come quelle che fanno riferimento ai diritti delle donne divorziate che si basano sul Hadith siano manipolate nascondendo il loro vero senso, come è la storia di Fatima bint Qays “.

Per coloro che vogliono  recuperare il messaggio di liberazione che ha segnato l’arrivo di Islam è un dovere esigere la parità tra uomini e donne. Il che non significa distruggere la famiglia islamica, al contrario,ciò che si tenta è rimuovere tutto ciò che è stato aggiunto nel corso dei secoli e che ha finito per essere codificato in leggi ingiuste e discriminatorie.

La convinzione che il femminismo è un nemico dell’Islam nasce dall’idea che si tratta di un’invenzione occidentale. E se guardiamo da vicino le politiche di genere e la posizione delle donne in molti paesi mussulmani, sembrerebbe che è l’Islam il peggiro nemico delle donne. Entrambe le posizioni sono sbagliate.

Coloro che sostengono la prima tesi sono molto ignoranti sulla loro stessa fede. L’Islam è stata la prima rivoluzione femminista nella storia del genere umano. Grazie alla rivelazione coranica le donne sono passate dall’essere creature vergognose che meritavano di essere sepolte vive ad esseri umani con dignità e pieni diritti. Nell’Islam non vi è alcuna assegnazione di ruoli sociali in base al sesso biologico. L’Islam consacrò prima di qualsiasi legislazione dell’antichità, il diritto della donna all’eredità, al divorzio, a godere dei frutti del loro lavoro, a ricevere l’istruzione e partecipare all’amministrazione della cosa pubblica. Se ciò non fu una rivoluzione femminista, allora che cosa è stata?

I sostenitori della seconda, si sbagliano anche loro. Quello che si vede non è l’applicazione della rivelazione coranica, ma una miscela di regole del patriarcato, errata interpretazione della sharia e leggi occidentali al tempo della colonizzazione europea.

La Sharia non è ciò che vediamo per televisione o quello che ci arriva attraverso le campagne anti-lapidazione.  La Sharia è lo spirito del Corano,che è, Giustizia Sociale,  Ragione, Libertà: questa è la giustificazione della rivelazione. Coloro che accusano la sharia di essere la colpevole dell’oppressione delle donne, in realtà stanno indicando il Fiqh, che è la giurisprudenza, le leggi basata sulla interpretazione della Sharia, le quali naturalmente possiedono un terribile pregiudizio di genere nei confronti delle donne. Il Fiqh che si applica attualmente e che viene identificato con la Sharia ha in alcuni casi, più di quattro secoli. Essendo l’Islam la religione della Fede ragionata e l’etica della vita pratica è assurdo ed inaccettabile che il Fiqh non sia oggetto di revisione e aggiornamento, considerato che questa deliberata negligenza attacca le basi dell’uguaglianza e dignità che il Corano instaurò a favore delle donne.

di Nasreen Amina

Esci con una ragazza che legge.

con una ragazza che spende i suoi soldi in libri invece che in vestiti, con una che ha problemi di spazio nell’armadio perché ha troppi volumi.

Trova una ragazza che legge. Saprai che lo fa perché avrà sempre un libro da finire nella borsa. È lei, quella che guarda adorante gli scaffali delle librerie; è quella che esulta in silenzio quando trova il libro che voleva.
Falle sapere cosa pensi davvero di Murakami. Vedi se ha finito il primo capitolo del Signore degli Anelli. Sai che, se dice che ha capito l’Ulisse di James Joyce, lo sta dicendo solo per suonare intelligente. Chiedile se ama Alice o se vorrebbe essere come lei.

È facile frequentare una ragazza che legge. Regalale libri per il suo compleanno, per Natale e per gli anniversari. Regalale il dono delle parole, con una poesia, con una canzone. Regalale Neruda, Pound, Sexton, Cummings. Falle sapere che capisci che le parole sono fatte d’amore; che capisci che lei conosce la differenza tra i libri e la realtà ma, in ogni modo, cercherà di rendere la propria vita almeno un po’ simile al suo libro preferito. Non sarà colpa tua se lo farà.

Dietro le parole si trovano altre cose: motivi, valori, sfumature, dialoghi. Non sarà la fine del mondo.
Potresti perderla per un paio d’ore, ma tornerà sempre indietro da te. Parlerà come se i personaggi del libro fossero reali, perché per un po’ lo sono sempre.

Sorriderai così tanto che ti chiederai meravigliato come mai il tuo cuore non sia ancora scoppiato, macchiando di sangue il tuo petto. Scriverai la storia delle vostre vite, avrai figli con nomi assurdi e con gusti ancora più assurdi. Attraverserete gli inverni della vostra vecchiaia insieme e lei reciterà Keats in un sospiro, mentre tu ti scrollerai la neve dagli stivali.

Esci con una ragazza che legge perché lo meriti. Meriti una ragazza che può darti la vita più colorata possibile. Se tu a lei puoi dare solo monotonia, ore vuote e mezze proposte, allora è meglio che rimani solo. Ma se desideri il mondo e i mondi che esistono al di là, esci con una ragazza che legge.

O ancora meglio, con una ragazza che scrive.
 
-Rosemarie Urquico

Ipazia fissa Agostino con occhi di fuoco, si morde le labbra.

«Ora comincio a veder chiaro il disegno di Ambrogio, di Giovanni Crisostomo, di Teofilo… e il tuo, naturalmente! Dunque: esiste un solo dio, quello cristiano. Tutti gli altri sono falsi. La verità è nelle sacre scritture. Solo la Chiesa, solo voi preti sapete interpretarle».
«Certo! Certo! Non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l’autorità della chiesa!» esplode Agostino.
«Appunto. I popoli di tutto l’Impero e poi quelli del mondo intero devono essere tutti cristiani. Ma nessuno può ragionare e pensare. Tutti devono dipendere da voi preti per salvarsi. Ma è meglio tenerlo separato questo esercito di schiavi: e così ne cancellate la metà, la donna portatrice di vita!
Non dimenticare che ai primordi c’era un mondo senz’armi né eserciti: un mondo in pace in cui arti, tecnologie, esperienza religiosa e medicina erano patrimonio della donna, incarnazione dello Spirito del Mondo: la grande Madre Terra! La donna che partoriva nei templi!
Mentre voi ora dovete renderla simbolo del male: ed ecco, lì, tra le gambe della donna avete cominciato a disegnare un nido d’immondizia!
Sapete perfettamente quale forza scorre nel sangue dell’uomo, quale tempesta: e voi afferrate quella forza, la dominate, ve ne impadronite, ne fate un simbolo del male e l’evento più bello - l’amore che fa proseguire la vita - voi lo sporcate! Per controllare l’uomo!
E per controlllare l’uomo, state riducendo ad un sacco di immondizia la donna!
E Ambrogio non fa che parlare di verginità! E m’hanno detto che tu stai organizzando dei conventi per rinchiuderci delle povere disgraziate e tenerle segregate una vita intera. E anche tu non fai che parlare di verginità! E del peccato! E della dannazione! Agostino… tu, Ambrogio, Giovanni e Teofilo state costruendo una religione della morte!»”

-Adriano Petta [Ipazia di Alessandria 370-415 d.C.]

‘Grassa’ di solito è il primo insulto che una ragazza rivolge a un’altra quando vuole ferirla”.

Voglio dire, “grassa” è davvero la cosa peggiore che possa essere una persona? Essere “grassi” è peggio che essere “vendicativi”, “gelosi”, “superficiali”, “vanitosi”, “noiosi” o “crudeli”? No, per me no; ma del resto, potreste ribattere, che ne so io delle pressioni sociali sulla magrezza? Non sono gi udicata per il mio aspetto, visto che sono una scrittrice e mi guadagno da vivere usando il cervello… Sono andata al British Book Awards e dopo la premiazione mi sono imbattuta in una donna che non vedevo da quasi tre anni. Sapete qual è la prima cosa che mi ha detto? “Sei dimagrita parecchio dall’ultima volta che ti ho vista!”.“Beh”, ho risposto, leggermente sconcertata, “l’ultima volta che ci siamo viste avevo appena avuto un bambino.” Quello che avrei voluto dire era: “Dall’ultima volta che ci siamo viste ho prodotto il mio terzo figlio e il mio sesto romanzo. Queste cose non sono più importanti e più interessanti della mia taglia?” E invece no… la mia vita sembrava più sottile! Dimentichiamo i figli e i libri: finalmente c’è qualcosa di cui essere orgogliosi! Quindi l’argomento grassezza-magrezza-donne mi ha impegnato la mente mentre tornavo a Edimburgo in aereo il giorno dopo. Appena decollata ho aperto un giornale e immediatamente ho notato un articolo sulla pop star Pink. Il suo ultimo singolo, “Stupid Girls”, è l’inno-antidoto per tutto quello che avevo pensato sulle donne e sulla magrezza. “Stupid Girls” ironizza sugli stuzzicadenti parlanti che vengono indicati alle ragazze come esempi da imitare: quelle celebrità le cui più grandi imprese sono unghie perfettamente smaltate, le cui uniche aspirazioni sembrano essere farsi fotografare con nove vestiti diversi in una sola giornata, la cui unica funzione nel mondo sembra essere il sostegno del commercio di borse dal prezzo esorbitante e di cagnolini grossi come ratti. Forse tutto questo sembra comico o di poca importanza, ma non è così. Si tratta di quello che le ragazze vogliono essere, di quello che suggeriscono loro di essere e di come si sentono per essere come sono. Ho due figlie che dovranno farsi strada in questo mondo ossessionato dalla magrezza, e questo mi preoccupa perché non voglio che siano cloni emaciati, con l’ossessione di se stesse e con la testa vuota; vorrei che fossero indipendenti, interessanti, idealistiche, gentili, caparbie, originali, divertenti… c’è un migliaio di cose da poter essere, prima di “magre”. Lasciate che le mie ragazze siano delle Hermione, e non delle Pansy Parkinson.

- J.K. Rowling
 

Golden Leaves and Dreams Copyright © 2012 Design by Antonia Sundrani Vinte e poucos