Visualizzazione post con etichetta nativi americani. Mostra tutti i post
Visualizzazione post con etichetta nativi americani. Mostra tutti i post

lunedì 22 ottobre 2012

Addio a Russel Means


Ricoverato dallo scorso mese di agosto per un cancro inoperabile alla gola, l’attore – stando all’Associated press – aveva scelto di superare la medicina convenzionale a favore dei rimedi tradizionali indiani. “Non ho intenzione di discutere con il Grande Mistero,” ha detto prima di “andare”. ” La convinzione Lakota è che la morte sia un cambiamento di mondi. E credo a ciò che mio padre credeva. Quando è il mio tempo di andare, è il mio momento di andare”.

Means autore del libro autobiografico Where White Men Fear to Tread è da tempo uno dei nativi americani più celebri. Fu protagonista della rivolta dell’American Indian Movement a Wounded Knee, nel 1973, quando il gruppo prese le armi per occupare la città del Sud Dakota. L’AIM, ispirato al movimento afro-americano per i diritti civili, nacque alla fine del 1960 per convogliare l’attenzione nazionale sulle condizioni dei nativi. L’organizzazione attrasse molti sostenitori a Hollywood, in particolare ebbe il sostegno di Marlon Brando, anche lui d’origine indiana. Rimase nella storia il rifiuto di Brando di ritirare l’Oscar del 1972 per il ruolo nel Padrino. Un’azione di protesta che l’attore intraprese proprio dopo essersi consultato con Means. La carriera di quest’ultimo come attore fu tardiva: nel 1992 il ruolo da protagonista ne L’ultimo dei Mohicani al fianco di Daniel Day-Lewis; lo ritroviamo nel ‘94 in Natural Born Killers e nel film animato della Disney Pocahontas (1995), dove diede la voce al capo Powhatan.


WELCOME TO THE AMERICAN RESERVATION

La sua storia, la sua vita e la forza con cui da sempre si è occupato della sua gente parlano da sole, e resteranno sempre nella Storia, a noi non resta che ringraziarlo e inviare le nostre condoglianze alla sua famiglia…Grazie Russell.

domenica 14 ottobre 2012

Due Lupi in Lotta

C'èra un anziano Apache stava insegnando la vita ai suoi nipotini.

Egli disse loro:

-Dentro di me infuria una lotta, è una lotta terribile fra due lupi. Un lupo rappresenta la paura, la rabbia, l’invidia, il dolore, il rimorso, l’avidità, l’arroganza, l’autocommiserazione, il senso di colpa, il rancore, il senso d’inferiorità, il mentire, la vanagloria, la rivalità, il senso di superiorità e l’egoismo. L’altro lupo rappresenta la gioia, la pace, l’amore, la speranza, il condividere, la serenità, l’umiltà, la gentilezza, l’amicizia, la compassione, la generosità, la sincerità e la fiducia. La stessa lotta si sta svolgendo dentro di voi e anche dentro ogni altra persona.-

I nipoti rifletterono su queste parole per un po’ e poi uno di essi chiese:

-Quale dei due vincerà?-

L’anziano rispose semplicemente:

-Quello che nutri.-

-Proverbio Apache

martedì 2 ottobre 2012

Il Mito Americano e il “Seme della Violenza”

Cronenberg in uno dei suoi film parla di un “seme della violenza” che sarebbe inestricabilmente radicato nell’anima della cultura americana.

Quella cultura edificata sull’usuparzione delle terre, sulla colonizzazione più spregiudicata, sui miti dell’efficienza e dell’utilitarismo conditi in buona parte dalla salsa acida del calvinismo più rigido e spietato, quello secondo il quale il successo nella vita è sintomo ineludibile di Grazia, mentre la disgrazia, la povertà, la malattia sono le stimmate della perdizione, i segni evidenti di una predeterminazione senza appello.

Il concetto di Stato assistenziale non esiste nella cultura americana, l’homeless, lo storpio, chi perde il lavoro, chi non ha i soldi per pagarsi l’assicurazione sulla salute, chi cade in disgrazia è il marchiato a vista che merita di essere allontanato dalla comunità, così come lo “strano”, il “diverso”, colui che la domenica non partecipa del rito del “barbecue” in giardino con allegra famigliola al seguito è qualcuno dal quale è meglio stare alla larga.

La difesa della proprietà privata - che tradotta in gergo calvinista è il premio del duro lavoro, l’evidenza della grazia ricevuta espletata attraverso la faticosa conquista di ogni millimetro di terreno e di ogni aspetto della natura (animali compresi) il cui unico scopo è quello di essere “sfruttata e custodita” dall’uomo per realizzare il regno di Dio in terra  - finanche con la propria vita, o… come accade molto più spesso, a discapito di quella altrui, è il simbolo di un accanimento nel voler a tutti i costi mantenere e proteggere un risultato il cui valore, più è difeso con i denti e più rimane dubbio agli occhi del resto del mondo.

La verità è che la storia degli Stati Uniti comincia sotto il segno di una violenza e di uno sterminio (quello degli Indiani d’America) e prosegue con una politica aggressiva e di sopraffazione finalizzata all’estensione dei propri domini economici, politici, culturali. Nato in un paese dalla radici così profondamente contaminate ogni Americano, come suggerisce l’amara parabola di Tom Stall/Viggo Mortensen (Hidalgo), porterà nel corpo i segni ineludibili della violenza. Una violenza dalla quale ci si può riscattare e discostare - o che si può camuffare, rimuovere, finanche legittimare, certo - ma di cui resterà sempre una traccia, come cicatrice indelebile, sotto la pelle: una malattia in limine, incubata, pronta a manifestarsi alla prima occasione di minaccia delle proprie difese immunitarie.

Il diverso, il povero, l’immigrato è l’elemento estraneo che deve essere assorbito dal sistema oppure espulso, come un virus malefico. Ma quel che gli Americani non hanno capito è che loro stessi sono portatori di quel virus della violenza dal quale cercano ad ogni modo di difendersi.

Sogno da una vita di fare un viaggio negli States, uno di quelli in auto lungo quelle strade lunghissime che tagliano le vaste praterie, ma il pensiero di potermi trovare un giorno nel posto sbagliato al momento sbagliato in uno stato in cui vige la pena di morte sinceramente mi atterrisce. Il segno della grazia divina non è tanto visibile sulla mia fronte, piuttosto ho lo stigma di chi pende dalla parte di tutti i diseredati, gli oppressi, gli indifesi del mondo; e non perché io lo sia, ma perché è lì che scelgo di stare ogni giorno.

 

Golden Leaves and Dreams Copyright © 2012 Design by Antonia Sundrani Vinte e poucos