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martedì 6 agosto 2013

La "Magia" nel Paganesimo

“Magia” è una delle parole più provocatorie all'interno del neopaganesimo. Che cosa si intende quando si usa la parola “magia”, e che ruolo gioca nel neo paganesimo? Anticiperò qui che la magia, intesa come strumento di controllo sovrannaturale sul mondo, è una sfortunata rimanenza dell'eredità occultista all'interno del neopaganesimo, e non gioca alcun ruolo nella versione genuina di questo cammino spirituale.

La magia, intesa e ritualizzata come semplice 'wishful thinking' basato sulla falsa premessa che il pensiero o la volontà in se stessi possano produrre un cambiamento nel mondo materiale, è una convinzione irrazionale che sfortunatamente è fin troppo comune tra i neo pagani (in particolar modo gli Wiccans).

Tuttavia l'imbarazzo provocato dalla magia nei neopagani provvisti di maggior raziocinio, non è la principale fonte di preoccupazione. Piuttosto, quello che davvero preoccupa è la visione puramente strumentale della magia che in quanto tale, va a minare uno dei principi base su cui si fonda il paganesimo: la concezione di una Natura non strumentalizzata e non addomesticabile.

E' pur vero che sia gli occultisti che i neopagani si trovano in più occasioni a rifarsi alla stessa sorgente di simbolismi, incluse le corrispondenze elementali di Empedocle, i cerchi magici, i pentagrammi, i simboli kabbalistici, e persino alcuni estratti astrologici e alchemici. Tuttavia, i neo pagani interpretano l'utilizzo dei simboli in modo molto differente dagli occultisti. Per l'occultista, l'attenta e precisa applicazione di formule magiche può essere utilizzata per controllare le forze naturali e sopranaturali. Egli si percepisce come una sorta di scienziato della natura, che però comprende le forze (sovra)naturali che sono sconosciute o ignorate dai regolari scienziati.

Il neo pagano invece, sa che nel regno dell'inconscio il controllo è un'illusione. Le forze dell'inconscio possono essere invocate, risvegliate, corteggiate, persuase e sedotte, ma mai controllate. Il rituale neo pagano non è una formula scientifica, ma nasce piuttosto come poesia o danza.


Verrebbe da pensare che certamente, i riti pagani e il sapere pagano, si rinforzino reciprocamente, ma così non è. L'importanza data all'utilizzo degli incantesimi, infastidisce coloro che non sono disposti a mettere da parte le loro conoscenze scientifiche e capacità critiche.

La visione utilitaristica della magia perpetua la visione utilitaristica della natura. Pretendere che gli oggetti naturali soddisfino desideri personali, porta a trascurare la natura in tutta la sua complessità. Che cosa differenzia altrimenti il paganesimo, dalle religioni monoteiste che sbandierano il loro dominio sul mondo naturale? Non dovremmo provare a scoprire il percorso che Gaia intesse prima di presumere di interferire? Forse dovremmo armonizzarci con la Terra prima di tentare un intervento. Tale armonizzazione è proprio lo scopo di molti rituali “non-magici” neo pagani: armonizzazione ai cicli della natura, armonizzazione alla parte più profonda di noi stessi e armonizzazione con gli altri. Sostengo che il fine dei rituali neopagani non dovrebbe essere quello di “avere potere” sul mondo naturale, ma piuttosto quello di riconoscere dentro di noi il potere della natura di cui facciamo parte.

Il paganesimo dovrebbe trattare la magia come un'espressione di meraviglia e non come un mezzo per esercitare controllo.

I neo pagani sono materialisti, ma per loro la materia non è inerte; è vitale. La magia, in questo senso, è una risposta contro culturale al riduzionismo e alla scienza positivista che considera la natura (esseri umani inclusi) come un insieme di meccanismi e al capitalismo che la riduce (esseri umani inclusi) ad una merce. Per contrasto i neo pagani, considerano la natura (esseri umani inclusi) la rappresentazione concreta del divino e la localizzazione della sacralità.

La moda New Age o il fascino occulto per gli incantesimi e la così detta "magia", contribuiscono ad impedire che il paganesimo venga preso sul serio. Con ciò non voglio dire che il neo paganesimo deve abbandonare le sue tendenze contro culturali. Tutto il contrario, sostengo che la "magia", quando intesa come controllo sopra la natura, non è affatto contro culturale, ma è parte e parcella di quel paradigma tecnocratico che il neopaganesimo vorrebbe invece sfidare. L'interesse puerile per incantesimi d'amore e simili, è un tradimento dell'essenza dell'etica neo pagana.

MA CI SONO ALTRI MODI DI INTENDERE LA MAGIA:

La magia compresa come simbolo e rituale che tenta di comunicare con l'inconscio in un linguaggio atto a tale scopo, non con il proposito di controllarlo, ma piuttosto con il proposito di integrarlo nelle nostre vite coscienti; e la magia compresa come un ritrovare l'incanto nel nostro modo di osservare il mondo, nello scoprire e nel celebrare le sottili connessioni tra noi e la natura - non allo scopo di esercitare controllo, ma allo scopo di apprezzarla, celebrarla e armonizzarci ad essa.

Se la religione della Dea vorrà evitare di essere trasformata in una parodia di cattivo gusto, bisogna distanziarsi con forza dalla tendenza di fare della magia, superstizione. La Magia è un'arte. Il valore delle metafore magiche è che attraverso di esse identifichiamo noi stessi e ci colleghiamo alle forze della natura; condividiamo gli elementi, il processo cosmico, il movimento delle stelle. Ma se le usiamo come scusa per spiegazioni superficiali e categorizzazioni facili, finiscono per restringere la mente invece che ampliarla e per ridurre l'esperienza ad una manciata di formule che ci separano gli uni da gli altri e dal potere che conserviamo dentro di noi.

lunedì 22 ottobre 2012


Sarah, Obaid e la loro adorabile piccola Nusaybah sono una famiglia di origini pakistane che sa come funzionano l'odio e i pregiudizi: vengono insegnati, pertanto vanno disimparati.
Stop agli stereotipi. Stop all'odio razziale e religioso.

lunedì 15 ottobre 2012

Ai Conservatori che si Oppongono all'Aborto

"‎Non credo che, soltanto perchè vi opponete all'aborto, questo vi renda pro-vita. Infatti, penso che in molti casi, la vostra moralità presenti gravi deficit, se tutto ciò che desiderate è un bambino venuto al mondo e non un bambino ben nutrito, che ha la possibilità di accedere ad un'istruzione e ad avere un tetto sopra la testa. Per quale motivo dovrei pensarlo? Semplice, perchè non volete che i soldi delle tasse finiscano lì. Questo non è essere pro-vita. E' essere pro-nascita. Dobbiamo tenere una conversazione molto più approfondita sulla moralità del vostro movimento per la vita."

-Sorella Joan Chittister, Suora Cattolica
Coesione

sabato 6 ottobre 2012

Uguaglianza non significa trattare tutte le persone allo stesso modo.
Significa valorizzare le diversità e non, usarle come pretesto per considerare inferiore qualcuno.

Perché La Tolleranza Non Può Bastare

Le culture diverse devono convivere. Se tutti gli schieramenti non condividono la stessa civiltà, allora il multiculturalismo si trasforma in reciproca ignoranza o odio regolati legalmente. Il conflitto sul multiculturalismo è già un conflitto sulla Leitkultur (cultura dominante): non è uno scontro tra culture ma tra differenti visioni di come culture diverse possano e debbano convivere, e sulle regole e i comportamenti che queste culture devono condividere.

Dunque bisognerebbe evitare di restare imprigionati nel gioco su “quanta tolleranza possiamo permetterci”. L’unico modo di uscire da quest’impasse è impegnarsi e lottare per un progetto positivo universale condiviso da tutti. Le battaglie possibili in questo senso sono molte, dall’ecologia all’economia. Alcuni mesi fa nella Cisgiordania occupata è avvenuto un piccolo miracolo: ad alcune donne palestinesi che manifestavano contro il muro si è unito un gruppo di lesbiche israeliane. La reciproca diffidenza iniziale è svanita al primo scontro con i soldati, lasciando il posto alla solidarietà: alla fine una donna palestinese in abiti tradizionali ha abbracciato una lesbica israeliana con i capelli viola. Un simbolo vivente di quale dovrebbe essere la nostra battaglia.

E così, forse, il sarcasmo dell’euroscettico sloveno non ha colto il senso della questione. Invece di perder tempo su costi e benefici dell’Unione europea, dovremmo concentrarci su cosa l’Ue rappresenta davvero. Agisce principalmente come regolatore del capitalismo globale, a volte flirta con la difesa conservatrice della sua tradizione. Entrambe le strade portano alla marginalizzazione del vecchio continente. L’unica via d’uscita è resuscitare la propria tradizione di emancipazione radicale e universale. Bisogna andare oltre la semplice tolleranza degli altri e sposare una reale Leitkultur che possa sostenere un’autentica coesistenza. Non limitarsi a rispettare gli altri, ma offrire loro una battaglia comune, come comuni sono oggi i nostri problemi.

Traduzione di Andrea Sparacino.
Internazionale, numero 888, 11 marzo 2011

venerdì 5 ottobre 2012

Cosa Significa Essere Pagani (Neo-Pagani)

I neo-pagani cercano di ristabilire il giusto equilibrio tra il maschile ed il femminile nella simbolizzazione del sacro. Cercano di recuperare un senso di meraviglia e rispetto verso la Natura in tutte le sue forme e verso il corpo e la psiche umana. Pertanto vogliono trovare una nuova completezza, forse proprio in reazione ad una cultura sempre più schizofrenica. Cercano questa totalità in una nuova religione cosmica, che affermi il valore di una più sviluppata coscienza del mondo, nutrita attraverso un'immaginazione fortemente stimolata dalla conoscenza degli archetipi, ricreati tramite ritualizzazione.

Il tema unificante nelle diverse tradizioni neo-pagane, è l'approccio ecologico verso la natura e verso se stessi. Per come i pagani la intendono, la tradizione giudeo-cristiana insegna che la volontà dell'intelletto umano è quella di avere il dominio sul mondo, e sulle parti basiche e non governabili della nostra psiche. E a sua volta, l'intelletto deve essere sottomesso all'Unico Dio e al suo volere. I neo-pagani al contrario, credono che si debba cooperare con la natura e le sue forze selvagge sulla base di un rispetto e di uno scambio reciproci. Per quanto riguarda la psiche, l'immaginazione dovrebbe essere la prima tra parti uguali, perché la vera gloria dell'essere umano non sta in quello che egli comanda, ma in quello che egli riesce a vedere e comprendere. Le meraviglie che scopre nella natura e in se stesso, devono essere lasciate intatte e possono essere toccate solo allo scopo di venire celebrate.

Cosa ricercano i neo-pagani in una nuova religione cosmica guidata non da un'evoluzione storica rigida e lineare, ma più semplicemente dalla Natura stessa – le quattro direzioni, le stagioni, il percorso del sole, il ciclo della luna – e dalle più antiche configurazioni della psiche? Non ricercano ne quella moralità imposta da un volere superiore sul corpo riluttante, ne la trance mistica frutto dell'ascetismo, ma piuttosto l'espansione dello spirito che deriva dal permettere alla Natura di abbattere i cancelli che confinano l'immaginazione civilizzata. Per loro, è questo lo spirito che si nasconde dietro i nomi “paganesimo” e politeismo”.


Al termine del XX secolo le religioni indigene di tutta Europa, animiste, politeistiche e legate a divinità di entrambi i sessi, sono riemerse e si stanno rapidamente reintegrando nel mondo moderno. Determinate a riaffermare il valore del sacro femminino, che viene incarnato dalla figura di una Grande Dea Madre spesso senza nome e risplendente della sacralità della Terra, al giorno d'oggi costantemente distrutta e avvelenata dal così detto progresso. Un Dio della Natura, un'immagine di un inalterato principio maschile è solitamente accettato come compagno della Dea all'interno di vari pantheon. La loro unione è vissuta come la realizzazione di un equilibrio raggiunto grazie all'equo intrecciarsi di due polarità opposte.

Tutte la Dee e gli Dei sono aspetti di una Dea e di un Dio. Gli aspetti più comuni nel neopaganesimo sono: la Triplice Dea Lunare (Vergine, Madre e Crona) e il Dio Cornuto della morte e della rinascita.
Inoltre, i neopagani, abbracciano la convinzione che tutto sia vivo (izoloismo), che tutto sia divino (panteismo), e che tutte le componenti naturali come gli alberi e le pietre, possiedano uno spirito (panpsichismo). Per i neopagani, l'intero universo vive e vibra di energia propria. Ed il compito del genere umano è di imparare a vivere in armonia in questo grande cruogiuolo di spiriti. Non è quindi questione di avere 'fede' nel Divino, ma piuttosto, di avere 'esperienza' del Divino. I neopagani non cercano di vivere la vita in termini di religione, ma piuttosto cercano di vivere la religione in termini di Vita (con la "V" maiuscola).

Deve realizzarsi una nuovo tipo di contatto tra la razza umana e la Terra; la Terra deve essere nuovamente osservata, ascoltata, toccata, odorata e assaggiata; dev'esserci un rinnovamento della saggezza che si ottiene solo tramite la profonda conoscenza del dolore e della gioia, del rischio e della responsabilità di essere vivi in questo mondo.

Alcune delle principali malattie che colpiscono il mondo moderno - in particolare lo spreco sconsiderato delle risorse e la distruzione di tesori naturali che non potranno mai più essere rimpiazzati - può essere ricollegato anche ad una causa religiosa, e questa causa è la diffusione del monoteismo. Per l'uomo pre-monoteista, la Natura non era soltanto una miniera da cui attingere per soddisfare i propri bisogni. La Natura era, per lui, una Dea; e la vegetazione che sbucava dalla terra, gli animali che popolavano, come l'uomo stesso, la sua superficie, e i minerali nascosti nei suoi meandri, facevano tutti parte dell'insieme divino. La sua percezione della sacralità della Natura poneva dei limiti allo sfruttamento selvaggio delle sue risorse: il grano ed il riso non erano soltanto 'cereali', erano Cerere stessa, la Dea che aveva permesso all'uomo di coltivare queste piante portatrici di nutrimento e gli aveva insegnato l'arte di farlo con rispetto e gratitudine. La triste verità è che il monoteismo, così come enunciato nel Libro della Genesi, ha rimosso l'antico freno inibitore che poneva un limite alla cupidigia degli uomini, grazie alla reverenza che essi ancora provavano verso Madre Natura.

martedì 2 ottobre 2012

Corano, Femminismo e Manipolazione Patriarcale

Sono mussulmana, perché sono femminista. Dopo tre anni di studi dell’Islam, di ricerca sull’ermeneutica e l’esegesi del Corano,posso affermare in tutta tranquillità che le sole idee come religione misogina e radicata in un machismo vendicativo nei confronti delle donne, provengono da due fonti extra-coraniche: l’ignoranza della gente e gli sforzi del patriarcato per assicurare la sua egemonia dentro le nostre comunità. L’Islam è l’unica religione che stabilisce espressamente la parità tra uomo e donna e regola norme di convivenza con persone di altre religioni.Tuttavia l’Islam è stato oggetto di manipolazione da parte di quei potenti alleati con i veri nemici dell’uguaglianza.Ad una parte del mondo conviene una immagine dell’Islam come nemico per antonomasia dei diritti umani e come principale oppressore delle donne; questa idea può essere usata per  giustificare così,invasioni, occupazionie l’esportazione dell’ideologia  ” Democrazia-cerca-petrolio” che non ha portato né sviluppo, né pace né più rispetto dei diritti umani, né tantomeno ha migliorato la situazione delle donne mussulmane.

D’altra parte  a certi potenti mussulmani conviene questa idea dell’Islam, perché così mantengono il loro  business del petrolio, che a sua volta, alimenta le guerre e gli permette la supremazia politica, ideologica e finanziaria nel mondo islamico. La sfrontatezza con la quale si manipola l’Islam nei confronti del suo messaggio è avvolta da uno strato di petrolio e fondata su accordi geo-politici.

Non c’è alcuna contraddizione tra Islam e femminismo. Può essere contraria al femminismo una religione che stabilisce l’uguaglianza tra i membri dell’umanità come base fondamentale della convivenza sociale? Può essere in contrasto con l’Islam una prospettiva a favore della Giustizia Sociale di Genere?  Credo di no, assolutamente no. Questa idea è un trucco del patriarcato in cui cadono, purtroppo, molte donne, con l’unico risultato che alcune escludono altre e promuovono la diffidenza nei confronti di quelle che sono diverse.

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Di seguito mostro alcuni miti sull’Islam,la verità del Corano e l’insegnamento su di essi. Mi baso per questo di un articolo sul tema, al quale ho aggiunto le mie considerazioni.

1. Islam come una religione intollerante

Il Corano dice che ” nessuno ha il diritto di imporre agli altri le asserzioni di fede. Inoltre, la stessa citazione coranica  stabilisce che il Profeta durante la sua missione condannò un mussulmano per avere ucciso un cristiano ed esiste un hadith (detto del Profeta),che afferma ” il mussulmano che si comporta male nei confronti di un non-mussulmano non odorerà il paradiso”. L’islam infatti dice che ” uccidere un essere umano è come uccidere tutta l’umanità”.La violenza e l’intolleranza non fanno parte della nostra etica. L’unica volta in cui un mussulmano è autorizzato a rispondere alla violenza è per legittima difesa e per causa manifesta. Tutti coloro che non la pensano come noi non sono nemici, quindi, tutti gli atti di violenza, provocazione e il terrorismo, sono fuori dalla nostra fede.


2. La jihad o yihad,e la guerra santa

Il termine Jihad in arabo significa sforzo. Il Profeta chiese ai suoi compagni un patto con il quale essi si impegnavano a fare jihad, cioè lo sforzo di resistere alle aggressioni sia morali che fisiche.  Il Corano parla di jihad sempre in questo senso, non ha nessun legame con la Guerra.La jihad è una lotta interiore contro gli aspetti del nostro essere che ci impediscono di vivere pienamente e in armonia con il resto della creazione. Purtroppo, questo concetto è stato manipolato per strumentalizzare la rabbia e il risentimento degli strati più poveri ed emarginati delle popolazioni mussulmane, per fargli credere che sono gli altri e non i propri governanti i colpevoli della loro miseria e, pertanto, l’unica soluzione giusta per uscirne è la violenza ” per la causa di Allah”, morendo in nome  del fondamentalismo religioso, per andare in Paradiso, dove troverà il cibo che non hanno nella vita reale.

3. Il velo e il burqa

Il velo appare solo una volta nel Corano come raccomandazione all’interno del  comportamento della decenza. Ma questa raccomandazione serve allo stesso tempo,sia per gli uomini che per le donne. Il problema risiede nella sua interpretazione maschilista, imponendo che il velo è un principio fondamentale per una “buona” moglie mussulmana, quando invece il Corano non specifica nulla in merito. Gli uomini e le donne devono essere liberi di utilizzarlo o no,  ed è per questo che  anche la proibizione del velo è contro il diritto di decidere sul corpo.
Essere donna musulmana va al di là di un pezzo di stoffa.
Il concetto di hijab è più che  il velo islamico. Riguarda la modestia nel comportamento, il rispetto della vita privata, e con il tenere un atteggiamento dignitoso in ogni momento. Il velo è solo un modo di esteriorizzare un elemento dell’identità della donna mussulmana; non ha il potere magico di proteggerla contro le cattive intenzioni delle persone - come dicono alcuni - né di trasformarla automaticamente in una persona pia -  come sostengono altri. Solamente il patriarcato piò creare queste cose e si dedica a promuoverle con lo stesso entusiamo - che vorrei -  usasse per porre fine a pratiche che non sono islamiche, anche se vengono identificate con l’Islam, come le mutilazioni genitali femminili e il matrimonio forzato delle bambine.

Per quanto riguarda il burqa, è una tradizione che esisteva prima dell’arrivo dell’Islam, e quindi ha nulla a che fare con la religione. Nessun testo del Corano parla sull’uso del burqa. Infatti, per l’algerina Wassyla Tamazli, la sua origine non è che un simbolo di dominazione e di privazione della libertà delle donne.

 4. Islam e violenza contro le donne

Il 17 marzo 2012, centinaia di donne sono scese per le strade di Rabat per denunciare la legge che obbliga le minori a sposare il loro stupratore. La settimana prima, Amina, di 17 anni, si suicidò  per essere stata costretta a sposare un uomo che l’aveva violentata.I suoi genitori preferivano questo matrimonio, ad avere una figlia disonorata. . Il Corano condanna lo stupro e lo stupratore, tuttavia, il marito di Amina è libero e senza nessuna  accusa. Questo a causa di una legge che colpevolizza la vittima e lascia in libertà lo stupratore.

In Spagna ha suscitato molto clamore il caso dell’imam di Fuengirola, che dalla moschea autorizzava a picchiare le donne con stracci bagnati per non lasciare segni.Queste azioni, seppur realizzate in nome dell’Islam non hanno nulla a che vedere con l’Islam. Secondo il Corano, le ultime parole del Profeta prima di morire furono : trattare bene le donne”, promuovere l’uguaglianza tra donne ed uomini, il rispetto e la tolleranza. Nulla a che vedere con la religione elaborata dal Corano che, viceversa, condanna la violenza contro le donne e questo tipo di azioni.
Ma c’è di più. Il sonetto ayat (versetto) 04:34 dove secondo alcuni si ordina di battere le donne è la conseguenza di una cattiva traduzione dell’arabo. La parola araba usata nell’originale è Daraba, un verbo polisemico  con oltre 300 significati; solamente uno di questi è picchiare. Dall’esegesi dell’ayat in particolare e della sua comparazione con l’uso della parola Daraba in altre ayat del Corano, con lo spirito generale dello stesso e con l’esempio di vita del Profeta Muhammad, la logica conclusione è che mai il significato possa essere “picchiatele”.
Piuttosto ciò che sembra suggerire il Corano è che se come conseguenza del disaccordo coniugale non c’è possibilità di comprensione è possibile ” dare una impressione”. E che tipo di impressione? L’esempio del Profeta è la guida per l’interpretazione. Davanti ad un momento di grave disaccordo con le sue spose egli si ritirò a meditare lontano da esse, senza visitarle, parlarle, né cercarle e in questo modo ha dato  ad esse modo di riflettere. Se anche i problemi continuano il Corano dà la possibilità di divorziare, quindi, la violenza non è mai la soluzione accettabile. Lo scorso febbraio, 34 imam insieme a diversi leader islamici legati al Supremo Consiglio Islamico del Canada hanno emesso una fatwa dove si spiegava che la violenza contro le donne è contro i principi islamici:” Ricordare ai mussulmani che i delitti d’onore, la violenza domestica e l’odio contro le donne sono atti non mussulmani, che sono considerati dall’Islam come crimini […]Questi crimini sono grandi peccati all’interno dell’Islam e  vengono censurati dai tribunali e da Allah l’Onnipotente. “

5. La poligamia

I versetti 3 e 129 della sura quarto del Corano, An-Nisa, danno all’uomo la possibilità di sposare le orfani e le vedove per proteggere i loro interessi e proprietà con giustizia.
Questo frammento è stato rivelato dopo la battaglia di Uhud, quando secondo il Corano, molti compagni del Profeta furono martirizzati. Così, la poligamia ha senso in questo caso, perché promuove lo spirito di giustizia e protezione. Ma non in tutti i casi, in quanto il Corano afferma anche  che si può avere più di una moglie, ma solamente se si trattano in modo euguale. Qualcosa che è raro che avvenga. Allo stesso modo,  il Corano afferma (al-Ahsad: 4):” Dio non ha dato a nessun uomo due cuori in un solo corpo”. il Profeta si riferisce al fatto che un uomo non può amare due donne in modo euguale, dimostrando così che per il Corano, la poligamia non sempre è giusta visto che non offre uguaglianza a tutte le spose. In conclusione, la poligamia potrebbe essere accettata solamente nel caso che le donne fossero orfane o vedove dovendo proteggerle e salvaguardare i loro interessi e la giustizia sociale.

6. Sesso e Omosessualità

Il Corano dice che  sia gli uomini che le donne hanno il diritto alla soddisfazione sessuale.  In tema di omosessualità ci  sono molte idee diverse.  La società sessista e patriarcale ha sempre detto che l’omosessualità è vietata dall’Islam e alludono alla storia di Sodoma, come dimostrazione che Dio non approva l’omosessualità. Ma  vi sono altri studiosi musulmani che credono che l’Islam e l’omosessualità siano perfettamente compatibili.  Amanullah De Sondy, professore di teologia di origine pakistana, dopo una ricerca in materia, ha concluso che la storia Sodoma non domostra che Dio non approva l’omosessualità, ma  che Dio non approva lo stupro.  E l’Imam Muhsin Hendricks, ha un’opinione simile a favore dell’omosessualità nell’Islam: “”Nella storia coranica su Lot e la sua gente, gli uomini rappresentati sono eterosessuali e sposati con donne che disprezzavano per un desiderio guidato dalla cupidigua e avidità. La distruzione divina di Sodoma aveva più a che fare con il fatto che erano politeisti, ladri, intrusi …” L’Imam afferma che nella storia di Sodoma spiegata dal Corano i suoi abitanti furono condannati da Dio perché cattive persone non perché omosessuali.

7. Matrimonio

L’Islam permette il matrimonio tra musulmani, cristiani ed ebrei, mentre vi è rispetto tra le religioni (sura 5, versetto 5). L’interpretazione sessista del Corano afferma che solamente gli uomini mussulmani possono sposarsi con donne di altre religioni e non viceversa, perché se il marito non è mussulmano non rispetterà  le credenze della moglie. Questa è un’interpretazione machista ed erronea, dato che il matrimonio deve basarsi secondo il Corano,nel rispetto e quindi in un matrimonio in cui entrambe le parti si rispettano reciprocamente.

8. Divorzio

Ndeye Andujar,  la vice presidente della Giunta Islámica Catalana, coodirettora del Congresso Internazionale sul Femminismo islamico e direttora del corso UNED “Esperto in Cultura e Religión islamica”, ha scritto qualche anno fa un articolo intitolato “Il divorzio e la Legge Islamica”che si occupa di questo argomento.

” La donna deve ottenere l’autorizzazione dell’uomo per includere le condizioni nel contratto matrimoniale e la Talaq ( lasciare libero) può continuare esercitata dal marito senza avocare i tribunali, mediante una semplice formulazione unilaterale. Pertanto, la donna non ha il diritto di divorziare in modo completo ed autonomo “.

Il diritto alla casa e alla manutenzione è molto meno sicuro. La maggior parte dei codici di famiglia non rispettano questo diritto anche se è stabilito nel Corano e nella Sunna.E ‘incredibile che tali leggi così importanti come quelle che fanno riferimento ai diritti delle donne divorziate che si basano sul Hadith siano manipolate nascondendo il loro vero senso, come è la storia di Fatima bint Qays “.

Per coloro che vogliono  recuperare il messaggio di liberazione che ha segnato l’arrivo di Islam è un dovere esigere la parità tra uomini e donne. Il che non significa distruggere la famiglia islamica, al contrario,ciò che si tenta è rimuovere tutto ciò che è stato aggiunto nel corso dei secoli e che ha finito per essere codificato in leggi ingiuste e discriminatorie.

La convinzione che il femminismo è un nemico dell’Islam nasce dall’idea che si tratta di un’invenzione occidentale. E se guardiamo da vicino le politiche di genere e la posizione delle donne in molti paesi mussulmani, sembrerebbe che è l’Islam il peggiro nemico delle donne. Entrambe le posizioni sono sbagliate.

Coloro che sostengono la prima tesi sono molto ignoranti sulla loro stessa fede. L’Islam è stata la prima rivoluzione femminista nella storia del genere umano. Grazie alla rivelazione coranica le donne sono passate dall’essere creature vergognose che meritavano di essere sepolte vive ad esseri umani con dignità e pieni diritti. Nell’Islam non vi è alcuna assegnazione di ruoli sociali in base al sesso biologico. L’Islam consacrò prima di qualsiasi legislazione dell’antichità, il diritto della donna all’eredità, al divorzio, a godere dei frutti del loro lavoro, a ricevere l’istruzione e partecipare all’amministrazione della cosa pubblica. Se ciò non fu una rivoluzione femminista, allora che cosa è stata?

I sostenitori della seconda, si sbagliano anche loro. Quello che si vede non è l’applicazione della rivelazione coranica, ma una miscela di regole del patriarcato, errata interpretazione della sharia e leggi occidentali al tempo della colonizzazione europea.

La Sharia non è ciò che vediamo per televisione o quello che ci arriva attraverso le campagne anti-lapidazione.  La Sharia è lo spirito del Corano,che è, Giustizia Sociale,  Ragione, Libertà: questa è la giustificazione della rivelazione. Coloro che accusano la sharia di essere la colpevole dell’oppressione delle donne, in realtà stanno indicando il Fiqh, che è la giurisprudenza, le leggi basata sulla interpretazione della Sharia, le quali naturalmente possiedono un terribile pregiudizio di genere nei confronti delle donne. Il Fiqh che si applica attualmente e che viene identificato con la Sharia ha in alcuni casi, più di quattro secoli. Essendo l’Islam la religione della Fede ragionata e l’etica della vita pratica è assurdo ed inaccettabile che il Fiqh non sia oggetto di revisione e aggiornamento, considerato che questa deliberata negligenza attacca le basi dell’uguaglianza e dignità che il Corano instaurò a favore delle donne.

di Nasreen Amina

Ipazia fissa Agostino con occhi di fuoco, si morde le labbra.

«Ora comincio a veder chiaro il disegno di Ambrogio, di Giovanni Crisostomo, di Teofilo… e il tuo, naturalmente! Dunque: esiste un solo dio, quello cristiano. Tutti gli altri sono falsi. La verità è nelle sacre scritture. Solo la Chiesa, solo voi preti sapete interpretarle».
«Certo! Certo! Non crederei al Vangelo se non mi ci inducesse l’autorità della chiesa!» esplode Agostino.
«Appunto. I popoli di tutto l’Impero e poi quelli del mondo intero devono essere tutti cristiani. Ma nessuno può ragionare e pensare. Tutti devono dipendere da voi preti per salvarsi. Ma è meglio tenerlo separato questo esercito di schiavi: e così ne cancellate la metà, la donna portatrice di vita!
Non dimenticare che ai primordi c’era un mondo senz’armi né eserciti: un mondo in pace in cui arti, tecnologie, esperienza religiosa e medicina erano patrimonio della donna, incarnazione dello Spirito del Mondo: la grande Madre Terra! La donna che partoriva nei templi!
Mentre voi ora dovete renderla simbolo del male: ed ecco, lì, tra le gambe della donna avete cominciato a disegnare un nido d’immondizia!
Sapete perfettamente quale forza scorre nel sangue dell’uomo, quale tempesta: e voi afferrate quella forza, la dominate, ve ne impadronite, ne fate un simbolo del male e l’evento più bello - l’amore che fa proseguire la vita - voi lo sporcate! Per controllare l’uomo!
E per controlllare l’uomo, state riducendo ad un sacco di immondizia la donna!
E Ambrogio non fa che parlare di verginità! E m’hanno detto che tu stai organizzando dei conventi per rinchiuderci delle povere disgraziate e tenerle segregate una vita intera. E anche tu non fai che parlare di verginità! E del peccato! E della dannazione! Agostino… tu, Ambrogio, Giovanni e Teofilo state costruendo una religione della morte!»”

-Adriano Petta [Ipazia di Alessandria 370-415 d.C.]
 

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