mercoledì 26 agosto 2015

martedì 10 marzo 2015

La Storia Della Storia

In principio era la Storia. Alcuni dicono il Verbo. Ma costoro si riferiscono al grande potere creativo che porta cambiamento in tutto ciò che tocca. Seppure Verbo sia un buon nome, altri lo hanno chiamato, in egual verità, Musica, Canzone, o Danza. Pertanto Storia, che racchiude in sè tutti i precedenti, sembra essere la scelta migliore.
E la Storia realizzò che aveva bisogno di un posto dove potersi diffondere. Così, in uno scoppio di energia, iniziò a creare particelle, stelle, galassie. E poi andò avanti creando pianeti, mondi ricchi di montagne, fiumi, mari, nuvole.
Ora la Storia aveva un'ambientazione, aveva bisogno di personaggi. Così iniziò a creare esseri viventi, alcuni veloci come l'efemera, altri lenti come la tartaruga, altri ancora enormi come la balena o minuscoli, come i licheni. Risvegliò gli spiriti di ciò che aveva creato in precedenza, rocce, fiumi, venti e persino gli stessi pianeti e le stelle. E non fu solo sulla Terra che creò i suoi personaggi. Nè questi esistevano solo nel mondo fisico. Draghi, vampiri, elfi, folletti, mollicci, e persino i marziani e gli hobbits si ritrovarono ad essere parte integrante della Storia. E tutti questi esseri cominciarono a svolgere il proprio ruolo nell'insieme delle cose. Alcuni di loro — tra cui gli umani — cominciarono a percepire parti della Storia e a farne racconti. Altri iniziarono persino a comprendere che le loro stesse vite erano parte di una storia. Pochi fortunati si accorsero dell'esistenza della Storia stessa, e capirono di essere partecipi in prima persona al dipanarsi della grande trama.

In tutti i mondi le storie venivano raccontate e vissute. Una singola storia poteva essere raccontata e vissuta molte volte e in molti modi — raccontata in una maniera talmente diversa, da risultare quasi irriconoscibile; e tuttavia erano tutte forme di quella singola storia, che faceva parte a sua volta, dell'unica grande Storia.

- The Labyrinth of the Heart by Daniel Cohen

In the beginning was the Story. Some say it was the Word. But they are referring to that great creative power that changes everything it touches. Although Word is a good name for it, others have named it, with equal truth, as Music, Song, or Dance. So Story, which can include all these others, seems the best name.
And the Story realised that it needed a place in which to spread itself. So, in a rush of energy, it began to create particles, stars, galaxies. And then it went on to create planets, worlds full of mountains, rivers, seas, clouds.
Now that the Story had a place, it needed characters. So it created living beings, quick ones like may-flies, slow ones like turtles, huge ones like whales, tiny ones like lichen. And it woke up the spirits of what it had created earlier, rocks, rivers, winds, and even the planets and stars themselves. And it was not only on Earth that it created its characters. Nor was it only in the physical world that they existed. Dragons, vampires, elves, brownies, boggarts, and even Martians and hobbits found they were a part of the Story. And all these beings began to play their parts in the Story. Some of them — the humans were among those — began to sense parts of the Story and to tell parts to each other. And some even began to see that their lives were part of a story. A few sensed the existence of the Story itself, and realised that they were participants in this great Story.

In all the worlds stories were told and stories were lived. One story would be told or lived many times in many ways — sometimes the tellings of a single story would be so different that they seemed to have nothing in common, yet they were all forms of one story which was itself part of the great Story.

- The Labyrinth of the Heart by Daniel Cohen

domenica 8 marzo 2015

The Interview. O Come la Corea del Nord ci Sta Abbindolando Tutti.

La cosa divertente è che le prime recensioni della pellicola sono state piuttosto tiepide, non solo da parte dei critici, ma anche dal pubblico dei test di prescreening. Ora, dopo la controversia con la Sony, la gente l'accoglie come la più grande commedia della nostra generazione. Ha persino portato al risorgere di quelle stupide memes NORD COREA MIGLIORE COREA. Questo resta comunque un fastidio minore. Quello che invece mi fa infuriare, è che nel ridicolizzare la Corea del nord, si va a rinforzare la propaganda statista del DPRK (Democratic People's Republic of Korea). Se pensate che il governo della Corea del Nord sia stupido o se li immaginate come dei cattivoni da cartone animato incapaci di mordere, allora sappiate che siete già stati belli che indottrinati.

Senza dilungarsi troppo sulla mia vita privata, ho di fatto stretti legami con persone profondamente coinvolte negli avvenimenti della Corea del nord. Ho stretto amicizia con disertori del DPRK e con persone che hanno dedicato la loro vita a smantellare il regime dei Kim. La Corea del nord è l'unico stato di polizia orwelliano esistente al mondo, ed è tale da quasi 70 anni. Altre nazioni hanno tentato di mantenere un governo simile ed hanno fallito: l'USSR è crollata, l'Italia fascista è caduta, la Germania nazista è stata sconfitta, Gaddafi è stato rimosso ed eliminato. Il DPRK tuttavia perdura. La gente non si ribella, altre nazioni non tentano l'invasione e anzi la comunità internazionale gli concede ancora agevolazioni fiscali, nonostante continuino a portare avanti il loro programma nucleare. Governi idioti non sono in grado di abbindolare 24,9 milioni di persone e di forzare paesi assai più potenti di loro a stringere accordi.

Una delle principali ragioni per cui la Corea del nord perdura, è che si è attentamente costruita il volto che vuole mostrare al mondo. Cose terrificanti stanno accadendo là in questo momento. Alcuni dei miei amici sono stati spediti in campi di concentramento per minori, dove i bambini vengono picchiati e violentati dalle guardie. Campi dove ai bambini vengono tagliati i piedi per aver tentato la fuga. Amici che vedevano un cadavere fresco nella strada ogni giorno al ritorno dalla scuola, qualcuno lasciato morire di fame sul marciapiede a causa della Grande Carestia. Amici costretti a mangiare corteccia per sopravvivere, amici che hanno assistito a scene di cannibalismo. C'è così tanta informazione in giro sulle atrocità commesse dalla Corea del nord, ma la comunità internazionale non riceve pressioni da nessuno dei suoi costituenti, perché si faccia qualcosa e questo perché tutti vedono la Corea del nord come uno scherzo.

Tutto ciò è una mossa coscienziosamente e attentamente calcolata dal governo del DPRK. Loro sanno benissimo quanto le loro minacce suonino ridicole e senza fondamento. Quelle dichiarazioni non sono altro che propaganda da rifilare all'occidente. B.R. Myers, uno dei più eminenti studiosi della Corea del Nord, ha sottolineato come il PDRK ha veramente poco a che fare con il socialismo o il comunismo. Infatti, se si legge la costituzione della Corea del Nord, il socialismo e il comunismo non vengono menzionati neanche una volta, gli articoli presenti sono invece fortemente allineati coi principi del confucianesimo. La stessa cosa vale per la politica estera, che sembra venuta fuori dall'Arte della Guerra. Per citare Sun Tzu: "If your enemy is secure at all points, be prepared for him. If he is in superior strength, evade him. If your opponent is temperamental, seek to irritate him. Pretend to be weak, that he may grow arrogant. If he is taking his ease, give him no rest. If his forces are united, separate them. If sovereign and subject are in accord, put division between them. Attack him where he is unprepared, appear where you are not expected." E questo è esattamente ciò che la Corea del Nord fa. Loro sanno di non avere alcuna possibilità di far fronte ad un'invasione militare da parte di una potenza occidentale, ma allo stesso tempo, non possono rischiare una politica di contatto diretto, perché comprometterebbe la propaganda interna che rifilano ai loro cittadini. Pertanto lanciano minacce assurde che non potrebbero mai realizzare, si infuriano per i film satirici, recitano il ruolo del piccolo uomo con un enorme complesso di inferiorità e la comunità internazionale reagisce di conseguenza. Le impronunciabili atrocità che la Corea del Nord commette contro la sua popolazione, vengono oscurate da un pubblico globale che percepisce il DPRK come un cattivo dei fumetti. Quando però la Corea del Nord fa qualcosa di legittimamente pericoloso, come i test missilistici svolti in acque giapponesi in cui si sparava contro dei sottomarini, lo fa senza alcun avviso, provocazione o vanteria. Niente è trapelato dall'attacco del RKS Cheonan, perché non c'era alcuna prova che lo ricollegasse al DPRK. Pensate che un governo incapace sarebbe in grado di portare a termine una mossa del genere? Questo è il modo in cui controllano la propria immagine. Come rendono ben chiaro che possono essere pericolosi quando vogliono essere presi sul serio, ma quando vogliono scrollarsi di dosso la pressione internazionale, cominciano a parlare come Dart Fener e le risate e le prese in giro che ne seguono, giocano a loro favore. Sapevate che la Corea del Nord è pesantemente coinvolta nella criminalità organizzata? Probabilmente no e mai li sentirete vantarsi di questo fatto, nonostante le loro organizzazioni siano una potente minaccia in grado di arrecare danni oltreoceano. Vogliono distogliere l'attenzione della gente da cose come la così detta Room 39, un'associazione criminale multimiliardaria di cui abbiamo pochissime informazioni.


La gente fatica ad accettare che il DPRK sia in grado di gestire operazioni di tale portata, per via della falsa credenza che i suoi dirigenti siano delle teste di rapa. Guardate qual'è stata la reazione alle loro minacce riguardo The Interview. Il DPKR sa bene di non poter bombardare alcun cinema americano, ma hanno utilizzato le grandiose e sproporzionate minacce per farsi propaganda. E non è la prima volta che indottrinano l'occidente con vuote minacce. Qual'è stata la risposta alla Corea del Nord su ogni popolare social media? Nord Corea Migliore Corea! ROR! Siete ora banditi da r/pyongyang! Qualsiasi discussione sui campi di concentramento o sulla lesione dei diritti umani è stata completamente sommersa da stupide memes. Stupide memes che esistono solo perché la Corea del Nord si presenta come un malvagio impero uscito fuori da un libro di fantascienza e l'occidente se la beve.

La Corea del Nord è già associata a ridicole memes nelle mente dei giovani occidentali, ora sarà associata ad una commedia relativamente mediocre e minacce da gigioni, il che non farà altro che supportare la credenza che il DPKR sia una sorta di versione di Mordor o dell'Impero Galattico nella vita reale. Quando si parla del fatto che l'Impero Galattico ha sterminato trilioni di persone in Star Wars, non si prova nulla a livello emotivo perché si tratta di una finzione esagerata. A livello inconscio, è facile provare sentimenti ambivalenti verso millioni di persone che vengono torturate, violentate e fatte morire di fame ogni giorno, quando percepisci il potere che opprime alla stregua di una ridicola caricatura di Dart Fener. Kim Jong Un però non è l'imperatore Palpatine. Il partito dei lavoratori non è la congrega dei Sith Lords. Si tratta invece di persone in carne ed ossa, uomini e donne non diversi da noi, che torturano e imprigionano gente comune. Gente reale. Gente tra cui ci sono padri, figlie, zii e amici. Immaginate se la vostra famiglia vivesse in un paese dove il minimo passo falso è capace di farvi finire in un gulag assieme ai vostri bambini. Se avete delle figlie potete aspettarvi che vengano violentate dalle guardie. Potete aspettarvi che siano costrette ad abortire se il bambino dovesse essere di razza mista. Se avete parenti con bisogni speciali potete aspettarvi che vengano fucilati con l'accusa di inquinare il patrimonio genetico. Quando si fa un passo indietro e si comincia a deprogrammare la propria psiche dal condizionamento mediatico che la Corea del Nord ci ha propinato, non è più così semplice prendere il DPKR tanto alla leggera. Improvvisamente ciò che era ridicolo, assume connotazioni inquietanti. Perciò il fatto che il mondo si stia dando pacche sulle spalle per essere così spiritoso e irriverente nel prendere in giro la Corea del Nord, mi ha fatto infuriare. Ho visto più gente oltraggiata dalle minacce fatte alla Sony per aver finanziato questo film, che dal report rilasciato dalle Nazioni Unite sui campi di concentramento in Corea del Nord.

Se il mondo fosse in grado di vedere la Corea del Nord come una delle più brutali dittature contemporanee, non sarebbe così difficile convincere le persone ad interessarsi al problema. Il vero modo di mettere i bastoni tra le ruote al DPKR sarebbe di organizzare donazioni di massa ad organizzazioni nonprofit dedicate a porre fine al suo dominio, rendere noto in maniera virale il loro abuso dei diritti umani e dare il via ad un movimento online che costringa i leaders mondiali a rompre il regime dei Kim. Questo è ciò che metterebbe davvero paura al DPRK.

sabato 10 gennaio 2015

Tutte le Armi di Questo Mondo Non Potranno Fermare le Libere Penne


Plutarco, Del mangiar carne

Tu vuoi sapere secondo quale criterio Pitagora si astenesse dal mangiar carne, mentre io mi domando con stupore in quale circostanza e con quale disposizione spirituale l’uomo toccò per la prima volta con la bocca il sangue e sfiorò con le labbra la carne di un animale morto; e imbandendo mense di corpi morti e corrotti, diede altresì il nome di manicaretti e di delicatezze a quelle membra che poco prima muggivano e gridavano, si muovevano e vivevano. Come poté la vista tollerare il sangue di creature sgozzate, scorticate, smembrate, come riuscì l’olfatto a sopportarne il fetore? Come mai quella lordura non stornò il senso del gusto, che veniva a contatto con le piaghe di altre creature e che sorbiva umori e sieri essudati da ferite mortali?

Si muovevano le pelli, le carni muggivano sugli spiedi cotte e crude, e come di vacche si udiva una voce.
Questo è invenzione e leggenda; nondimeno, è veramente mostruoso che un individuo abbia fame di esseri che ancora muggiscono, insegnando di quali animali ci si debba nutrire, mentre questi sono ancora in vita ed emettono la propria voce, e stabilendo determinati modi di condire, cuocere e imbandire le loro carni. Bisognerebbe cercare chi per primo diede inizio a pratiche simili, non colui che troppo tardi vi pose fine.

Qualcuno potrebbe dire che i primi uomini a mangiare carne furono sollecitati dalla fame. In effetti, non perché vivessero fra desideri illegittimi, né perché disponessero del necessario in abbondanza essi pervennero a questa pratica, sfrenatamente abbandonandosi a inammissibili piaceri contro natura. Anzi, se in questo momento ritornassero in vita e riacquistassero la voce, essi direbbero: "Beati e cari agli dèi voi che vivete adesso! Che epoca vi è toccata in sorte, quale smisurato possesso di beni godete e vi dividete!

Quante piante nascono per voi, quanti frutti vengono raccolti: quanta ricchezza potete mietere dai campi, quanti prodotti gustosi cogliere dagli alberi! Vi è lecito anche vivere nell’abbondanza senza il rischio di contaminarvi. Noi, al contrario, abbiamo dovuto far fronte al periodo più cupo e buio del mondo, perché ci siamo trovati in una condizione di grande e irrimediabile indigenza fino dalla nostra prima comparsa sulla terra. L’aria occultava ancora il cielo e gli astri, mescolata a una fosca e impenetrabile umidità, al fuoco e ai turbini del vento. 'Non ancora il sole' aveva assunto una posizione stabile,

né con il suo corso fisso distingueva alba
e tramonto, e li conduceva di nuovo indietro < dopo averli incoronati con le stagioni fruttifere
inghirlandate di bocciuoli: la terra era stata violentata

dallo straripare disordinato dei fiumi, e in gran parte 'per le paludi era informe'. Essa era inselvatichita da un profondo strato di melma e dal rigoglio di boscaglie e di macchie sterili. Non venivano prodotti frutti domestici e non esisteva alcuno strumento dell’arte agricola, né c’era alcun espediente della ragione umana. A quel tempo la fame non dava tregua, e il seme del grano non attendeva le giuste stagioni dell’anno. Che c’è dunque di strano se contro natura siamo ricorsi alla carne degli animali, dal momento che si mangiava il fango 'e si divorava la corteccia degli alberi', ed era una fortuna 'trovare un germoglio di gramigna o una radice di giunco'? Dopo aver assaggiato una ghianda e averla mangiata, eravamo soliti danzare di gioia attorno a una quercia o a una farnia, chiamandola datrice di vita, madre e nutrice. Quest’unica festa era nota alla vita di allora, mentre il resto era tutto un rigurgitare di turbamento e di tristezza. 

Ma voi, uomini d’oggi, da quale follia e da quale assillo siete spronati ad aver sete di sangue, voi che disponete del necessario con una tale sovrabbondanza? Perché calunniate la terra, come se non fosse in grado di nutrirvi? Perché commettete empietà contro Demetra legislatrice e disonorate Dionisio benigno, dio della vite coltivata, come se non vi venissero da loro doni a sufficienza? Non vi vergognate di mischiare i frutti coltivati al sangue delle uccisioni? Dite che sono selvatici i serpenti, le pantere e i leoni, mentre voi stessi uccidete altre vite, senza cedere affatto a tali animali quanto a crudeltà. Ma per loro il sangue è un cibo vitale, invece per voi è semplicemente una delizia del gusto".

[...]
Nulla turba comunque il nostro senso del pudore, non il fiorente aspetto di queste creature sventurate, non il fascino della loro voce armoniosa, non l’accortezza della loro mente, né la purezza del loro modo di vivere e la loro straordinaria intelligenza. Invece, per un minuscolo pezzo di carne priviamo un essere vivente della luce del sole e del corso dell’esistenza, per cui esso è nato ed è stato generato. Per di più, crediamo che i suoni e le strida che gli animali emettono siano voci inarticolate, e non piuttosto preghiere, suppliche e richieste di giustizia: poiché ognuno di loro proclama: "Non cerco di scongiurare la tua necessità, ma la tua tracotanza; uccidimi per mangiare, ma non togliermi la vita per mangiare in modo più raffinato". Che crudeltà! E’ terribile vedere infatti imbandite le mense dei ricchi, che usano i cuochi, professionisti o semplici cucinieri, come acconciatori di cadaveri; ma ancor più terribile è vedere quando esse vengono sparecchiate: perché gli avanzi sono più abbondanti di quanto è stato consumato. Queste creature dunque sono morte inutilmente!


(Plutarco, Del mangiar carne, trattati sugli animali, ed. Adelphi, Milano, 2001, a cura di Dario del Corno, traduzione di Donatella Magini)

domenica 21 dicembre 2014

Felice Solstizio d'Inverno!

21 DICEMBRE

Yule è legata alla celebrazione della madre terra che si prepara, riscaldata dai primi raggi del sole, alla futura semina. Cade nel primo giorno d'inverno ed è solitamente molto piu' conosciuta come la notte del Solstizio Invernale.

Questa notte è la più lunga dell'anno. L'oscurità trionfa, eppure già prepara il cammino e si trasforma in luce. Tutto aspetta nel calderone, Il Re Oscuro si trasforma nella luce rinata. All’alba la Grande Madre da vita al Sole Bambino, che porta con se speranza e la promessa dell'estate. Ella lo porta nel suo giovane grembo, grembo che ha dato la vita a tutte le cose. E' il momento dell'anno in cui gli spiriti della Terra (e dei boschi) sono spinti a riposare, per prepararsi al lavoro che ci sarà nel ridare alla Terra i nuovi boccioli di vita, con la Primavera.

Storicamente quando i missionari iniziarono la conversione dei popoli germanici, adattarono alla tradizione cristiana molti simboli e feste locali. Il Natale e' la versione cristiana della rinascita del sole, fissato il 25 dicembre dal papa Giulio I, per il duplice scopo di celebrare Cristo come "Sol Invictus" e creare una celebrazione alternativa alla più popolare festa pagana.


Sin dai tempi antichi dalla Siberia alle Isole Britanniche, passando per l'Europa Centrale e il Mediterraneo, era tutto un fiorire di riti e cosmogonie che celebravano le nozze fatali della notte più lunga col giorno più breve.

Ci sono tanti modi per celebrare a livello spirituale questa festa: si può festeggiare con una veglia celebrata dal tramonto all'alba successiva per dare il benvenuto al sole, o per esempio nel nord Europa le famiglie portavano un sempreverde in casa (l'origine del nostro albero di Natale, introdotto dalla Regina Margherita), così che gli spiriti dei boschi avrebbero avuto un posto dove restar caldi nei mesi invernali. Campanelle erano appese ai rami così che si poteva riconoscere quando uno spirito era presente. E' un simbolo importante anche la ghirlanda, perchè rappresenta la ruota che sempre gira e il cerchio senza fine che ogni volta si compie. Insomma, la natura infinita della vita. E' quindi tradizione fare una ghirlanda di vischio e rami di abete. Infine è tipica l'accensione di un ciocco (possibilmente di legno di quercia) per meditare sulla rinascita della luce e sulla nostra rinascita interiore.


venerdì 28 novembre 2014

I Stand With Ferguson (it's not a riot, it's a revolution)

Il Gran Giurì Non Ha Incriminato Darren Wilson Per l'Uccisione di Mike Brown

Il sistema di giustizia americano è razzista. Impossibile girarci intorno. Dalla sorveglianza costruita sul profiling razziale, alla sua guerra alle droghe colpevole di far finire in carcere in numero sproporzionato persone di colore, alle sue sentenze che aumentano il grado di severità qualora l'imputato abbia la pelle nera, al fatto che un uomo di colore venga ucciso dalla polizia o dai vigilanti ogni 28 ore. E' un sistema assassino e razzista dalle fondamenta. Quando “la legge” è lo strumento di oppressione, ciò lascia ben poche opzioni alle comunità come quella di Ferguson. Eppure la logica dell'oppressione piazzerà sempre l'onere della civiltà sulle spalle degli oppressi, mai su se stessa.





Se mi conficchi un coltello nella schiena per ventitré centimetri e ne tiri fuori quindici, non c'è stato un miglioramento. Se lo tiri fuori del tutto non c'è stato un miglioramento. Il miglioramento è curare la ferita che il colpo ha causato. E loro non l'hanno neanche tirato fuori il coltello, tanto meno hanno curato la ferita.

Loro non ammettono nemmeno l'esistenza del coltello

- Malcolm X

sabato 13 settembre 2014

Dedicato a Chi Condanna le Rivoluzioni

Uno dei miei capitoletti preferiti de "I Miserabili" di Victor Hugo.

Qualche tempo dopo la data della lettera che abbiamo letto nelle pagine precedenti, il vescovo fece una cosa, al dire di tutta la città, assai più rischiosa della sua passeggiata nella montagna dei banditi.
C'era presso Digne, nella campagna, un uomo che viveva in solitudine. Quest'uomo, diciamo subito la gran parola, era stato un membro della Convenzione. Si chiamava G. Nel piccolo mondo di Digne si parlava di G. membro della Convenzione, con una specie di orrore. uno della Convenzione! Ve lo immaginate? Roba di quei tempi in cui si davano del tu e si chiamavano cittadino. Una specie di mostro! Non aveva votato la morte del re, ma quasi. Era quasi un regicida. Era stato terribile. Come mai, al ritorno dei re legittimi, quell'uomo non era stato condotto davanti a un tribunale straordinario? Se anche non gli si fosse tagliata la testa, perché la clemenza è una bella cosa, un bell'esilio a vita gli sarebbe stato bene, e sarebbe anche servito di esempio!... E poi era un ateo come tutta quella gente là, ecc... ecc... - Insomma le solite ciarle delle oche sull'avvoltoio.
Ma era poi un avvoltoio quel G.? A giudicare dalla fierezza della sua solitudine dobbiamo credere di sì. Ma non avendo votato per la morte del re, non era stato compreso nel decreto d'esilio e aveva potuto rimanere in Francia.
Abitava a tre quarti d'ora dalla città, lontano dall'abitato, fuori da ogni strada, in un angolo sperduto di una vallata selvaggia. E là si diceva che avesse una specie di campo, una capanna, un riparo. Niente vicini né passanti. Si parlava di quel luogo come della casa del boia. Tuttavia il vescovo ci pensava, e di tanto in tanto, guardando l'orizzonte nel punto in cui un ciuffo di alberi segnava la forra del vecchio membro della Convenzione, diceva: <<Là c'è un'anima che è sola>>.
E nel fondo del suo pensiero soggiungeva: <<Io gli devo una visita>>.
Ma, confessiamolo pure, questa idea, che alle prime gli sembrava naturale, dopo un momento di riflessione gli appariva impossibile e quasi ripugnante. Perché in fondo egli condivideva l'impressione generale e il membro della Convenzione gli ispirava, senza che se ne rendesse chiaramente conto, quel sentimento che è come la frontiera dell'odio e che è ben espresso dalla parola repulsione.
Ma la scabbia dell'agnello deve forse far fuggire il pastore? No... Ma che razza di agnello, però!
Il buon vescovo era perplesso. Qualche volta si dirigeva da quella parte, ma poi ritornava sui suoi passi.
Un giorno si sparse finalmente per la città la voce che una specie di giovane mandriano che serviva il membro della convenzione nella sua tana, era venuto a cercare un medico; il vecchio scellerato moriva di paralisi e forse non avrebbe passato la notte. E qualcuno commentava: <<Grazie a Dio>>.
Il vescovo prese il suo bastone, coprì la sua tonaca logora col suo solito mantello, anche perché il vento fresco della sera non avrebbe tardato a soffiare, e uscì.
Il sole tramontava ed era ormai quasi all'orizzonte quando il vescovo giunse al luogo scomunicato. Riconobbe, non senza un certo batticuore d'essere vicino alla tana. Scavalcò un fosso, attraversò una siepe, passò una staccionata, entrò in un cortile abbandonato, fece qualche passo molto coraggiosamente, e tutto a un tratto in fondo al terreno incolto, dietro un grosso cespuglio, scoprì la caverna.
Era una capanna bassa, poverissima, piccola ma pulita, con una pergola nel terreno incolto, sul davanti.
Davanti alla porta, in una vecchia poltrona a rotelle da contadini, stava seduto un uomo dai capelli bianchi che sorrideva al sole.
Lì vicino, stava un ragazzo, il pastorello, e porgeva al vecchio una tazza di latte.
Mentre il vescovo guardava, il vecchio parlò e disse: <<Grazie; non ho più bisogno di nulla>>. E il suo sorriso lasciò il sole per fermarsi sul ragazzo.
Il vescovo si fece avanti. Al rumore che fece camminando, il vecchio girò il capo e il suo viso espresse tutta la sorpresa ancora possibile dopo una lunga vita.
<<Da che sono qua, questa è la prima volta che qualcuno viene da me. Chi siete, signore?>>
Il vescovo rispose:
<<Mi chiamo Bienvenu Myriel>>.
<<Bienvenu Myriel! Ho già sentito il vostro nome. Siete voi quello che il popolo chiama monsignor Bienvenu?>>
<<Sono io.>>
Il vecchio riprese con un mezzo sorriso:
<<Allora voi sareste il mio vescovo?>>
<<Un poco.>>
<<Entrate pure.>>
Il membro della Convenzione tese la mano al vescovo, ma il vescovo non la prese e si limitò a dire:
<<Sono lieto di vedere che mi avevano ingannato. Non mi sembra siate ammalato>>.
<<Oh!>>, rispose il vecchio, <<sono vicino a guarire.>>
E dopo una pausa soggiunse:
<<Morirò fra tre ore>>.
Poi riprese:
<<Sono un po' medico: so come viene l'ultima ora. Ieri erano freddi soltanto i piedi; oggi il freddo ha passato le ginocchia e lo sento salire verso la cintola; quando sarà al cuore, mi fermerò. il sole è bello, vero? Mi sono fatto trascinare qua fuori per dare un ultimo sguardo alle cose. Potete parlarmi: non mi affatica. Avete fatto bene a venire a vedere un uomo che muore. E' bene che un tale momento abbia dei testimoni. Si hanno delle strane manie alle volte: io ci avrei tenuto ad arrivare all'alba. Ma so che ne ho per tre ore soltanto. Sarà notte. in fondo, poco male, Finire è una cosa semplicissima; non c'è bisogno di vederci; basterà la luce delle stelle>>.
Il vecchio si volse al pastorello e disse:
<<Tu va a dormire. Hai vegliato la notte passata. Sei stanco.>>.
Il ragazzo entrò nella capanna; e il vecchio lo seguì con gli occhi; poi disse come parlando tra sé: <<Mentre lui dormirà, io morirò. I due sonni possono essere buoni compagni>>.
il vescovo non era commosso come si potrebbe credere. Non gli pareva di sentire Dio in quel modo di morire. Diciamolo pure, giacché le piccole contraddizioni dei grandi cuori devono essere notate come il resto: lui, che all'occorrenza sapeva ridere volentieri della sua grandezza, era un po' seccato di non essere chiamato monsignore, ed era quasi tentato di chiamare quell'uomo: cittadino. Gli venne da usare quella famigliarità burbera che è così comune ai medici e ai preti ma che invece era tutt'altro che facile vedere in lui. Quell'uomo dopo tutto, quel membro della Convenzione, quel rappresentante del popolo era stato un potente della terra, e il vescovo, per la prima volta forse in vita sua, sentì la voglia di essere severo.
Il membro della Convenzione intanto lo considerava con una cordialità rispettosa, nella quale forse si sarebbe potuto trovare anche un po'  dell'umiltà che accompagna chi è prossimo a diventare polvere.
Il vescovo, dal canto suo, benché di solito si guardasse dalla curiosità, che secondo lui rasentava l'offesa, non poteva tenersi dall'osservare il membro della Convenzione con un'attenzione poco simpatica di cui si sarebbe aspramente rimproverato usandola verso qualunque altro suo simile. Ma un membro della Convenzione gli faceva un po' l'effetto di essere fuori dalla legge, perfino fuori dalla legge di carità.
g., calmo, col busto quasi eretto, la voce vibrante, era uno di quei fieri ottuagenari che fanno meravigliare i fisiologi. La rivoluzione ha avuto molti di questi uomini, proporzionati al tempo. Si sentiva in quel vecchio l'uomo alla prova. Così vicino alla fine, aveva conservato tutti i gesti della salute. Nella sua occhiata chiara, nel suo accento fermo, nei robusti movimenti delle sue spalle c'era di che sconcertare la morte. Azrael, l'angelo maomettano del sepolcro, sarebbe ritornato indietro e avrebbe certo creduto di aver sbagliato parte. G. sembrava morire perché così gli piaceva. C'era della libertà nella sua agonia. Le gambe sole erano immobili: la morte lo teneva lì.
I piedi erano morti e freddi, ma la testa era viva, in tutta la pienezza della sua potenza, e pareva piena di luce. G., in quel grave momento, assomigliava a quel re della favola, mezzo di carne e mezzo di marmo.


C'era un sasso lì vicino; il vescovo ci si sedette sopra e incominciò ex abrupto:
<<Mi congratulo con voi>>, disse con accento di rimprovero, <<almeno non avete votato la morte del re>>.
Il convenzionale non parve notare il sottinteso amaro nascosto in quella parola: almeno. E rispose:
<<Non vi congratulate troppo, signore: ho votato la fine del tiranno.>>
Austerità contro severità.
<<Che volete dire?>>, domandò il vescovo.
<<Voglio dire che l'uomo ha un tiranno, l'ignoranza. Ho votato la fine di questo tiranno. E' lui che ha generato la monarchia, che è l'autorità cercata nel falso, mentre la scienza è l'autorità cercata nel vero. L'uomo deve essere governato dalla scienza.>>
<<E dalla coscienza>>, aggiunse il vescovo.
<<E' la stessa cosa. La coscienza è una certa quantità di scienza innata che possediamo in noi stessi.>>
Monsignor Bienvenu ascoltava, un po' meravigliato, questo linguaggio molto nuovo per lui.
Il membro della Convenzione proseguì.
<<Quanto a Luigi XVI, ho votato no. Non mi credo in diritto di uccidere un uomo; ma di sterminare il male, sì, è un dovere. E ho votato la fine del tiranno, ovvero la fine della prostituzione per la donna, la fine della schiavitù per l'uomo, la fine dell'ignoranza per il bambino. Votando per la Repubblica ho votato questo. Ho votato la fraternità, la concordia, l'aurora! Ho dato mano alla caduta dei pregiudizi e degli errori. Il crollo dei pregiudizi e degli errori produce la luce. Abbiamo fatto crollare il vecchio mondo, noi, e il vecchio mondo, vaso di miserie, rovesciandosi sul genere umano è divenuto un'urna di gioia.>>
<<Gioia confusionaria>>, disse il vescovo.
<<Potrete dire gioia intorbidata, e oggi, dopo quel fatale ritorno del passato che si chiama 1814, gioia scomparsa. Purtroppo l'opera è stata incompiuta, ne convengo; abbiamo demolito l'antico regime nei fatti, ma non l'abbiamo potuto sopprimere del tutto nelle idee. Distruggere un abuso non basta; bisogna modificare i costumi. Il mulino non c'è più, ma il vento è rimasto.>>
<<Avete demolito, sì; e demolire può essere utile; io diffido però di una demolizione complicata dalla collera.>>
<<Il diritto ha la sua collera, signor vescovo, e la collera del diritto è un elemento di progresso. Si dica quel che si vuole, la Rivoluzione francese è il più potente passo del genere umano dopo l'avvento di Cristo. Incompiuto fin che volete, ma sublime. Ha risolto tutte le incognite sociali. Ha addolcito gli animi, ha calmato, pacificato, rischiarato: ha fatto correre sulla terra onde di civiltà. E'stata buona. La Rivoluzione francese è la consacrazione dell'umanità.>>
Il vescovo non poté trattenersi dal mormorare:
<<Sì?... il '93!>>.
Il membro della Convenzione si drizzò nella sua seggiola con una solennità quasi lugubre, e per quanto può gridare un moribondo, gridò:
<<Ah! Eccoci al '93! Me l'aspettavo! Una nube s'è ingrossata per millecinquecento anni, e dopo la bellezza di quindici secoli è scoppiata. E voi fate il processo al fulmine>>.
Senza nemmeno confessarselo, il vescovo, si sentì in qualche modo colpito. Ma si controllò, e rispose:
<<Il giudice parla in nome della giustizia, il prete parla in nome della pietà, la quale altro non è se non una giustizia più elevata. Il fulmine non deve sbagliare, cadendo>>.
E soggiunse guardando fisso il membro della Convenzione:
<<Luigi XVII?>>.
Il membro della Convenzione stese la mano e afferrò il braccio del vescovo:
<<Ebbene, Luigi XVII! Vediamo: su chi piangete? Sul bambino innocente? Allora piango con voi. Oppure sul rampollo reale? In questo caso riflettete. Per me il fratello di Cartouche, fanciullo innocente appeso per le ascelle in Place del la Grève fino a che ne seguì la morte, non mi fa piangere meno del nipote di Luigi XV fanciullo innocente anch'esso, martirizzato nella torre del Temple per il solo delitto di essere stato nipote di Luigi XV>>.
Non mi piace vedere accostati certi nomi", disse il vescovo.
<<Cartouche? Luigi XV? Per quale dei due reclamate?>>
Ci fu un momento di silenzio in cui il vescovo si pentì quasi di essere venuto mentre tuttavia si sentiva stranamente scosso.
Il membro della Convenzione riprese:
<<Ah, signor sacerdote, a voi non piacciono le crudezze della verità. A Cristo invece piacevano: prendeva la frusta per ripulire il tempio: la sua frusta piena di lampi era una fiera testimone di verità. E quando gridava: Sinite parvulos, non faceva certo nessuna distinzione tra i fanciulli. Non si sarebbe dato nessun pensiero di veder vicini il delfino di Barabba e il delfino di Erode. L'innocenza è una corona da se stessa; non gli serve nessuna 'Altezza', è augusta tra gli stracci come tra i gigli di Francia>>.
<<E' vero>>, mormorò a bassa voce il vescovo.
<<Non basta>>, continuò il membro della Convenzione; <<voi avete nominato Luigi XVII. Intendiamoci. Piangiamo su tutti gli innocenti, su tutti i martiri, su tutti i fanciulli, su quelli del popolo come su quelli nobili? Ci sto anch'io: ma allora, ve l'ho detto, bisogna risalire più in alto del '93 e bisogna cominciare a piangere molto prima di Luigi XVII. Io piangerò sui figli dei re con voi, purché voi piangiate con me sui figli del popolo.>>
<<Piango su tutti>>, disse il vescovo.
<<Ugualmente!>>, gridò G., <<E se la bilancia deve pendere da una parte, sia dalla parte del popolo. E' più tempo che soffre.>>


Ci fu ancora silenzio. Il membro della Convenzione lo ruppe. Si sollevò su un gomito, si prese tra il pollice e l'indice ripiegato un pizzico della guancia come si fa macchinalmente quando si interroga e si giudica, e si rivolse al vescovo con uno sguardo in cui raccolse tutte le energie della sua agonia.
Fu quasi un'esplosione:
<<Sì signore, è molto tempo che il popolo soffre. Ma poi, lasciamo da parte questo: voi che venite a interrogarmi su Luigi XVII, chi siete? Io non vi conosco. Da che sono in questo paese, sono vissuto qua dentro, solo senza mettere piede fuori, non vedendo nessuno all'infuori di questo ragazzo che mi aiuta. M'è arrivato confusamente il vostro nome, questo è vero, e, devo dirlo, m'è arrivato con rispetto, ma questo non significa nulla; la gente abile ha tante maniere di ingannare quel bonaccione che è il popolo. A proposito, non ho udito il rumore della vostra carrozza; l'avrete certo lasciata laggiù dietro il bosco, al bivio. Io non vi conosco, ripeto. Avete detto che siete il vescovo ma questo non mi dice nulla della vostra persona morale. in conclusione, e vi ripeto la domanda: Chi siete? Siete un vescovo, cioè un principe della Chiesa, uno di quegli uomini dorati, stemmati, ricchi, che si godono grasse prebende... il vescovo di Digne, credo, quindicimila franchi fissi, diecimila franchi di straordinari, totale venticinquemila franchi... uno di quegli uomini che hanno una splendida cucina, delle livree, e banchettano, e mangiano gallinelle il venerdì, che si pavoneggiano, con servi davanti e servi di dietro in berlina di gala e che hanno palazzi e vanno in carrozza in nome di Cristo che andava a piedi nudi! Siete un prelato; avrete rendite, palazzi, cavalli, servi, buona tavola, tutti i beni della vita, avrete tutto questo come gli altri, e come gli altri ne godrete, e va bene: ma questo dice molto e non dice abbastanza; questo non mi illumina sul vostro valore intrinseco ed essenziale: voi venite con la probabile pretesa di portarmi della saggezza, e io vi domando: Chi siete?>>
Il vescovo abbassò la testa e rispose:
<<Vermis sum>>.
<<Un verme in carrozza!>>, brontolò il membro della Convenzione. Ora toccava al membro della Convenzione essere altero, e al vescovo essere umile.
Il vescovo riprese con dolcezza:
<<Sia pure, signore. Ma spiegatemi in che modo la mia carrozza che è là dietro gli alberi, in che modo la mia tavola e le gallinelle d'acqua che mangio il venerdì, in che modo i miei venticinquemila franchi di rendita, e il mio palazzo e i miei servi, provano che la pietà non è una virtù, che la clemenza non è un dovere e che il '93 non è stato inesorabile>>.
Il membro della Convenzione si passò una mano sulla fronte come per scacciarne una nube.
<<Prima di rispondere>>, disse, <<vi prego di perdonarmi. Ho avuto torto: siete in casa mia, mio ospite, devo essere cortese. Voi discutete le mie idee, e io mi devo limitare a combattere i vostri ragionamenti. Le vostre ricchezze e i vostri agi sono vantaggi che io ho contro di voi, ma non è delicato che me ne serva. Vi prometto di non usarli più.>>
<<Vi ringrazio>>, disse il vescovo.
G. riprese a dire:
<<Ritorniamo alla spiegazione che voi mi domandavate. Dove eravamo rimasti?... Che dicevate?... Che il '93 è stato inesorabile?>>.
<<Inesorabile, sì>>, disse il vescovo. <<Cosa pensate di Marat che batte le mani alla ghigliottina?>>
<<E che cosa pensate voi di Bossuet che cantava il Te Deum per i massacri dei protestanti?>>
La risposta era dura, ma andava affondo con la durezza di una punta d'acciaio. Il vescovo trasalì e non trovò maniera di parare il colpo. Lo ferì sentir pronunciare a quel modo il nome di Bossuet: anche i più nobili ingegni hanno i loro feticci, e talvolta si offendono se la logica manca loro di rispetto.
Il membro della Convenzione cominciava ad ansimare e il rantolo dell'agonia gli troncava la voce: tuttavia conservava una intera lucidità d'animo, visibile negli occhi. E proseguì:
<<Continuiamo ancora un poco a parlare: lo desidero. Togliendolo fuori dalla Rivoluzione che, presa nel suo insieme, è un'immensa affermazione umana, che cos'è il '93 se non una risposta? Lo trovate inesorabile. Sfido io! E tutta la monarchia? Carrier è un bandito; ma Montrevel come lo chiamate? Fouquier-Tinville è un pezzente; ma come la pensate su Lamoignon-Baville? Maillard è orribile, ma Saulx-Tavanne? Che ve ne pare? Il Père Duchene è feroce, ma quale epiteto mi lasciate dare al padre Letellier? Jourdan Coupe-Tete è un mostro, ma meno mostro del marchese di Louvois. Ah! Caro signore, io piango Maria Antonietta arciduchessa e regina; ma piango anche quella povera donna ugonotta che nel 1685, sotto Luigi il Grande, mentre allattava il suo bimbo, fu legata, nuda fino alla cintola, a un palo, e il bimbo tenuto distante. Il petto si gonfiava di latte e il cuore d'angoscia: il bambino affamato e pallido, vedeva le mammalle, e gridava agonizzando; e il boia diceva a quella donna: "Abiura!", dandole a scegliere tra la morte del suo piccolo e la morte della sua coscienza. Che ne dite di questo supplizio di Tantalo applicato ad una madre? Ricordate bene questo, sigore: la Rivoluzione francese ha avuto le sue ragioni. La sua collera sarà assolta dall'avvenire; il suo risultato è un mondo migliore. Dai suoi colpi più terribili, esce una carezza per il genere umano. Abbrevio... anzi, mi fermo: avrei troppe cose da dire. Ma devo morire>>.
E cessando di guardare il vescovo, il membro della Convenzione compì sommessamente il suo pensiero così:
<<Sì, le brutalità del progresso si chiamano rivoluzioni. Quando sono finite, si vede che il genere umano è stato tartassato, ma è andato avanti>>.
Senza avvedersene, il membro della Convenzione aveva preso d'assalto una dopo l'altra tutte le trincee interiori del vescovo. Una tuttavia rimaneva intatta; e di questo estremo baluardo della resistenza di monsignor Bienvenu uscirono queste parole, nelle quali riapparve quasi tutta la severità del principio del colloquio:
<<Il progresso deve credere in Dio. Il bene non può avere servi empi. E' un cattivo condottiero del genere umano l'ateo>>.
Il vecchio rappresentante del popolo non rispose. Ebbe un tremito. Guardò il cielo e una lacrima spuntò sul suo sguardo. Quando l'occhio ne fu pieno, la lacrima calò lungo la sua gota livida, ed egli disse quasi balbettando, con un filo di voce, con la pupilla perduta nel profondo del cielo:
<<O ideale! Tu solo sei vero!>>
Il vescovo fu preso da un'inesprimibile commozione.
Dopo un silenzio, il vecchio levò un dito verso il cielo e disse:
<<L'infinito esiste. E' là. Se l'infinito non avesse un io, il mio io sarebbe il suo limite; e non sarebbe più infinito; in altri termini, non esisterebbe. Ma siccome esiste, dunque ha un io. Questo io dell'infinito è Dio>>.
Il moribondo aveva pronunciato queste ultime parole con una voce alta e con un fremito di estasi, come se vedesse qualcuno. Quando ebbe parlato, i suoi occhi si chiusero. Lo sforzo l'aveva spossato. Era evidente che aveva vissuto in un minuto le poche ore che gli restavano. Ciò che aveva detto lo aveva avvicinato a colui che sta nella morte. L'istante supremo arrivò.
Il vescovo comprese che il tempo stringeva e si ricordò di essere venuto come prete; dall'estrema freddezza era passato, a grado a grado, alla commozione estrema; guardò quegli occhi chiusi, e prese quella vecchia mano rugosa e gelata e chinandosi verso il moribondo disse:
<<Questa è l'ora di Dio. Non vi sembra che sarebbe doloroso che noi ci fossimo incontrati in vano?>>
Il membro della Convenzione riaprì gli occhi. Una gravità piena d'ombra si dipinse sul suo volto.
<<Signor vescovo>>, disse con una lentezza che veniva forse più dalla dignità dell'anima che dalla povertà delle forze, <<ho passato la mia vita nella meditazione, nello studio e nella contemplazione. Avevo sessant'anni quando il mio paese mi ha chiamato e mi ha ordinato di incaricarmi dei suoi affari. Ho obbedito. C'erano degli abusi, li ho combattuti; c'erano delle tirannie, le ho distrutte; c'erano dei diritti e dei principi, e io li ho proclamati e confessati. Il territorio era invaso, e l'ho difeso; la Francia era minacciata, ho offerto il mio petto. Non ero ricco e ora sono povero. Fui uno dei padroni dello stato, e le cantine del Tesoro erano talmente cariche di monete che era stato necessario puntellare i muri per timore che cedessero sotto il peso dell'oro e dell'argento; e io pranzavo in rue dell'Abre-Sec a ventidue soldi a pasto. Ho soccorso gli oppressi; ho sollevato i sofferenti. Ho strappato la tovaglia dell'altare, sì, ma è stato per fasciare le ferite della patria. Ho sempre sostenuto il progresso del genere umano verso la luce e ho resistito qualche volta al progresso senza pietà. In certi casi ho protetto i miei stessi avversari, cioè voialtri. A Pateghem, in Fiandra, là dove i re merovingi avevano il loro palazzo d'estate, c'è un convento di urbanisti, l'abazia di Sainte-Claire in Beaulieu che deve la sua salvezza a me. Fu nel 1793. Ho fatto il mio dovere secondo le mie forze e ho fatto il bene che ho potuto. Dopo di ciò sono stato scacciato, inseguito, perseguitato, segnato nel libro nero, disprezzato, odiato, maledetto, proscritto. Dopo molti anni, con i miei capelli bianchi, sento che molta gente crede di avere il diritto di disprezzarmi; per la povera folla ignorante ho un viso di dannato, e così io accetto, pur non odiando nessuno, l'isolamento dell'odio. Adesso ho ottantasei anni, e muoio. Che cosa venite a chiedermi?>>
<<La vostra benedizione>>, disse il vescovo. E s'inginocchiò.
Quando il vescovo rialzò la testa, il viso del membro della Convenzione era diventato venerabile. Era morto.
Il vescovo ritornò a casa profondamente assorto in segreti pensieri. Passò tutta la notte in preghiere. Il giorno dopo qualche audace curioso provò a parlargli del membro della Convenzione G.; ma lui si limitò a mostrare il cielo col dito. Da quel giorno raddoppiò di tenerezza e di fraternità per i piccoli e i sofferenti.
Tutte le allusioni a <<quel vecchio scellerato di G.>> lo facevano cadere in una preoccupazione singolare. Nessuno potrebbe dire che il passaggio di quello spirito vicino al suo, e il riflesso di quella grande coscienza dinanzi alla sua, non avesse contribuito ad avvicinarlo alla perfezione.
Quella "visita pastorale" fu naturalmente occasione di infinite chiacchiere, per le piccole combriccole locali:
<<Poteva mai essere quello il posto di un vescovo, al capezzale di un simile moribondo? Chi poteva attendersi una conversione? Tutti quei rivoluzionari sono recidivi. E allora perché andarci? Per vedere che cosa? Bisognava che fosse proprio la curiosità di vedere un'anima portata via dal diavolo>>.
Un giorno, una ricca vedova, di quella razza impertinente che si crede spiritosa, lo apostrofò: <<Monsignore, ci si chiede in città quando Vostra Grandezza conta di mettere il berretto rosso>>.
<<Oh! oh! Il rosso è un gran colore", rispose il vescovo. "Fortunatamente chi lo aborre nei berretti lo venera nei cappelli.>>


- X. Il Vescovo In Presenza Di Una Luce Sconosciuta
["I Miserabili" - VICTOR HUGO]

venerdì 5 settembre 2014

Costante Terrorismo Mediatico sull'Immigrazione


Se non fai attenzione, la stampa ti porterà ad odiare le persone oppresse e ad amare gli oppressori.

La Presunzione dell'Italiano Medio



Se si domanda a Tizio, che non ha mai studiato il cinese e conosce bene solo il dialetto della sua provincia, di tradurre un brano di cinese, egli molto ragionevolmente si meraviglierà, prenderà la domanda in ischerzo e, se si insiste, crederà di essere canzonato, si offenderà e farà ai pugni.

Eppure lo stesso Tizio, senza essere neanche sollecitato, si crederà autorizzato a parlare di tutta una serie di quistioni che conosce quanto il cinese, di cui ignora il linguaggio tecnico, la posizione storica, la connessione con altre quistioni, talvolta gli stessi elementi fondamentali distintivi. Del cinese almeno sa che è una lingua di un determinato popolo che abita in un determinato punto del globo: di queste quistioni ignora la topografia ideale e i confini che le limitano.

- Antonio Gramsci

martedì 6 agosto 2013

L'Ironia della Società



-Non so cosa abbiate da lamentarvi ragazzi.
-Se volete avere successo, siate semplicemente voi stessi!


Il Diritto al Delirio

di Eduardo Galeano

Ormai sta nascendo il nuovo millennio. La faccenda non e' da prendere troppo sul serio (…). Il tempo si burla dei confini che noi inventiamo per credere che lui ci obbedisca (…). Il tempo continua, silenzioso, il suo cammino lungo le vie dell’eternita' e del mistero. In verita', non c’e' nessuno che sappia resistere: (…) chiunque sente la tentazione di domandarsi come sara' il tempo che sara'. Benché non possiamo indovinare il tempo che sara', possiamo avere almeno il diritto di immaginare come desideriamo che sia.

Nel 1948 e nel 1976, le Nazioni Unite proclamarono le grandi liste dei diritti umani: tuttavia la stragrande maggioranza dell’umanita' non ha altro che il diritto di vedere, udire e tacere. Che direste se cominciassimo a praticare il mai proclamato diritto di sognare? Che direste se delirassimo per un istante?

Puntiamo lo sguardo oltre l’infamia, per indovinare un altro mondo possibile: l’aria sara' pulita da tutto il veleno che non venga dalla paure umane e dalle umane passioni; nelle strade, le automobili saranno schiacciate dai cani; la gente non sara' guidata dalla automobile, non sara' programmata dai calcolatori, ne' sara' comprata dal supermercato, ne' osservata dalla televisione; la televisione cessera' d’essere il membro piu' importante della famiglia e sara' trattato come una lavatrice o un ferro da stiro; la gente lavorera' per vivere, invece di vivere per lavorare; ai codici penali si aggiungera' il delitto di stupidita' che commettono coloro che vivono per avere e guadagnare, invece di vivere unicamente per vivere, come il passero che canta senza saper di cantare e come il bimbo che gioca senza saper di giocare; in nessun paese verranno arrestati i ragazzi che rifiutano di compiere il servizio militare; gli economisti non paragoneranno il livello di vita a quello di consumo, ne' paragoneranno la qualita' della vita alla quantita' delle cose; i cuochi non crederanno che alle aragoste piaccia essere cucinate vive; gli storici non crederanno che ai paesi piaccia essere invasi; i politici non crederanno che ai poveri piaccia mangiare promesse; la solennita' non sara' piu' una virtu', e nessuno prendera' sul serio chiunque non sia capace di prendersi in giro; la morte e il denaro perderanno i loro magici poteri, e ne' per fortuna ne' per sfortuna, la canaglia si trasformera' in virtuoso cavaliere; nessuno sara' considerato eroe o tonto perche' fa quel che crede giusto invece di fare cio' che piu' gli conviene; il mondo non sara' piu' in guerra contro i poveri, ma contro la poverta', e l’industria militare sara' costretta a dichiararsi in fallimento; il cibo non sara' una mercanzia, ne' sara' la comunicazione un’affare, perche' cibo e comunicazione sono diritti umani; nessuno morira' di fame, perche' nessuno morira' d’indigestione; i bambini di strada non saranno trattati come spazzatura, perche' non ci saranno bambini di strada; i bambini ricchi non saranno trattati come fossero denaro, perche' non ci saranno bambini ricchi; l’educazione non sara' il privilegio di chi puo' pagarla; la polizia non sara' la maledizione di chi non puo' comprarla; la giustizia e la liberta', gemelli siamesi condannati alla separazione, torneranno a congiungersi, ben aderenti, schiena contro schiena; una donna nera, sara' presidente del Brasile e un’altra donna nera, sara' presidente degli Stati Uniti d’America; una donna india governera' il Guatemala e un’altra il Peru'; in Argentina, le pazze di Plaza de Mayo saranno un esempio di salute mentale, poiche' rifiutarono di dimenticare nei tempi dell’amnesia obbligatoria; la Santa Chiesa correggera' gli errori delle tavole di Mose', e il sesto comandamento ordinera' di festeggiare il corpo; la Chiesa stessa dettera' un altro comandamento dimenticato da Dio: “Amerai la natura in ogni sua forma”; saranno riforestati i deserti del mondo e i deserti dell’anima; i disperati diverranno speranzosi e i perduti saranno incontrati, poiche' costoro sono quelli che si disperarono per il tanto sperare e si persero per il tanto cercare; saremo compatrioti e contemporanei di tutti coloro che possiedono desiderio di giustizia e desiderio di bellezza, non importa dove siano nati o quando abbiano vissuto, giacche' le frontiere del mondo e del tempo non conteranno piu' nulla; la perfezione continuera' ad essere il noioso privilegio degli dei; pero', in questo mondo semplice e fottuto ogni notte sara' vissuta come se fosse l’ultima e ogni giorno come se fosse il primo.

Tante belle Proclamazioni...

-Chi vuole vivere in un mondo migliore e più armonioso?

-Chi è disposto ad abbandonare questo modello di consumismo sfrenato, per raggiungere l'obbiettivo?


La "Magia" nel Paganesimo

“Magia” è una delle parole più provocatorie all'interno del neopaganesimo. Che cosa si intende quando si usa la parola “magia”, e che ruolo gioca nel neo paganesimo? Anticiperò qui che la magia, intesa come strumento di controllo sovrannaturale sul mondo, è una sfortunata rimanenza dell'eredità occultista all'interno del neopaganesimo, e non gioca alcun ruolo nella versione genuina di questo cammino spirituale.

La magia, intesa e ritualizzata come semplice 'wishful thinking' basato sulla falsa premessa che il pensiero o la volontà in se stessi possano produrre un cambiamento nel mondo materiale, è una convinzione irrazionale che sfortunatamente è fin troppo comune tra i neo pagani (in particolar modo gli Wiccans).

Tuttavia l'imbarazzo provocato dalla magia nei neopagani provvisti di maggior raziocinio, non è la principale fonte di preoccupazione. Piuttosto, quello che davvero preoccupa è la visione puramente strumentale della magia che in quanto tale, va a minare uno dei principi base su cui si fonda il paganesimo: la concezione di una Natura non strumentalizzata e non addomesticabile.

E' pur vero che sia gli occultisti che i neopagani si trovano in più occasioni a rifarsi alla stessa sorgente di simbolismi, incluse le corrispondenze elementali di Empedocle, i cerchi magici, i pentagrammi, i simboli kabbalistici, e persino alcuni estratti astrologici e alchemici. Tuttavia, i neo pagani interpretano l'utilizzo dei simboli in modo molto differente dagli occultisti. Per l'occultista, l'attenta e precisa applicazione di formule magiche può essere utilizzata per controllare le forze naturali e sopranaturali. Egli si percepisce come una sorta di scienziato della natura, che però comprende le forze (sovra)naturali che sono sconosciute o ignorate dai regolari scienziati.

Il neo pagano invece, sa che nel regno dell'inconscio il controllo è un'illusione. Le forze dell'inconscio possono essere invocate, risvegliate, corteggiate, persuase e sedotte, ma mai controllate. Il rituale neo pagano non è una formula scientifica, ma nasce piuttosto come poesia o danza.


Verrebbe da pensare che certamente, i riti pagani e il sapere pagano, si rinforzino reciprocamente, ma così non è. L'importanza data all'utilizzo degli incantesimi, infastidisce coloro che non sono disposti a mettere da parte le loro conoscenze scientifiche e capacità critiche.

La visione utilitaristica della magia perpetua la visione utilitaristica della natura. Pretendere che gli oggetti naturali soddisfino desideri personali, porta a trascurare la natura in tutta la sua complessità. Che cosa differenzia altrimenti il paganesimo, dalle religioni monoteiste che sbandierano il loro dominio sul mondo naturale? Non dovremmo provare a scoprire il percorso che Gaia intesse prima di presumere di interferire? Forse dovremmo armonizzarci con la Terra prima di tentare un intervento. Tale armonizzazione è proprio lo scopo di molti rituali “non-magici” neo pagani: armonizzazione ai cicli della natura, armonizzazione alla parte più profonda di noi stessi e armonizzazione con gli altri. Sostengo che il fine dei rituali neopagani non dovrebbe essere quello di “avere potere” sul mondo naturale, ma piuttosto quello di riconoscere dentro di noi il potere della natura di cui facciamo parte.

Il paganesimo dovrebbe trattare la magia come un'espressione di meraviglia e non come un mezzo per esercitare controllo.

I neo pagani sono materialisti, ma per loro la materia non è inerte; è vitale. La magia, in questo senso, è una risposta contro culturale al riduzionismo e alla scienza positivista che considera la natura (esseri umani inclusi) come un insieme di meccanismi e al capitalismo che la riduce (esseri umani inclusi) ad una merce. Per contrasto i neo pagani, considerano la natura (esseri umani inclusi) la rappresentazione concreta del divino e la localizzazione della sacralità.

La moda New Age o il fascino occulto per gli incantesimi e la così detta "magia", contribuiscono ad impedire che il paganesimo venga preso sul serio. Con ciò non voglio dire che il neo paganesimo deve abbandonare le sue tendenze contro culturali. Tutto il contrario, sostengo che la "magia", quando intesa come controllo sopra la natura, non è affatto contro culturale, ma è parte e parcella di quel paradigma tecnocratico che il neopaganesimo vorrebbe invece sfidare. L'interesse puerile per incantesimi d'amore e simili, è un tradimento dell'essenza dell'etica neo pagana.

MA CI SONO ALTRI MODI DI INTENDERE LA MAGIA:

La magia compresa come simbolo e rituale che tenta di comunicare con l'inconscio in un linguaggio atto a tale scopo, non con il proposito di controllarlo, ma piuttosto con il proposito di integrarlo nelle nostre vite coscienti; e la magia compresa come un ritrovare l'incanto nel nostro modo di osservare il mondo, nello scoprire e nel celebrare le sottili connessioni tra noi e la natura - non allo scopo di esercitare controllo, ma allo scopo di apprezzarla, celebrarla e armonizzarci ad essa.

Se la religione della Dea vorrà evitare di essere trasformata in una parodia di cattivo gusto, bisogna distanziarsi con forza dalla tendenza di fare della magia, superstizione. La Magia è un'arte. Il valore delle metafore magiche è che attraverso di esse identifichiamo noi stessi e ci colleghiamo alle forze della natura; condividiamo gli elementi, il processo cosmico, il movimento delle stelle. Ma se le usiamo come scusa per spiegazioni superficiali e categorizzazioni facili, finiscono per restringere la mente invece che ampliarla e per ridurre l'esperienza ad una manciata di formule che ci separano gli uni da gli altri e dal potere che conserviamo dentro di noi.
 

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